Un Milan figlio del derby

Il derby nel destino

E’ un Milan per cuori forti. Una squadra indecifrabile come indecifrabile è, al momento, il suo allenatore. Gattuso si arrovella allenamento dopo allenamento alla ricerca della formazione migliore. Più studia, meno ne capisce. Un “classico”. L’organico è quello che è. Il momento non è dei migliori. Buoni non sembrano neppure i rapporti tra la dirigenza e l’allenatore. L’impressione è che Gattuso, Champions o non Champions, abbia già chiuso il suo rapporto con il Milan. Solo Gazidis potrebbe capovolgere tutto. Più regna la confusione, più si fa impervio e tortuoso il cammino verso la prima “piazza” utile per la Champions League. Il successo contro la Fiorentina ha rafforzato ancora di più il sospetto che questo Milan sia emotivamente “ballerino” e fragile come mai nessuno avrebbe pensato che fosse. Questa squadra manca di un leader, di un condottiero forte e sicuro che la guidi con fermezza e la sostenga nei momenti difficili. Ci vorrebbe un Gattuso in campo. Il calcio non è solo aritmetica. Il calcio, piaccia o non piaccia, è anche carattere, istinto, personalità. I “Gattuso boys” si stanno svegliando tardi. Hanno gettato troppi punti alle ortiche per non pentirsene adesso fino all’ultimo capello disponibile. Noi siamo basiti. Ci siamo resi conto che esistono “due” Milan. Quello che ha perso all’andata il primo derby e quello che ha perso al ritorno il secondo derby. Figli dei derby, manipolati da quelle emozioni. Quelle sconfitte ci hanno tolto serenità. In entrambi i casi il Milan è poi sparito da tutti i radar. Devastato “dentro” e squagliato come neve al sole. La squadra si sta riprendendo solo adesso dalla seconda batosta. Quel gol di Icardi in piena zona ”CesarinI” nel cuore della nostra “dormiente” difesa di allora, ha distrutto quanto di buono era stato fatto fino a quel momento. E lo ha fatto in maniera cinica, quasi irreversibile. A un certo punto abbiamo pensato che anche l’Europa League non fosse più alla nostra portata. L’Atalanta è forte. Viaggia con merito e come un treno inarrestabile. Il Milan arranca. Lo stesso accadde dopo il derby di andata allorquando ci vollero quattro/cinque partite per ritrovare la “quadra” giusta. Esattamente come adesso. Della serie: due indizi fanno una prova.

E’ un Milan che funziona a metà

Neppure quest’anno è mai stato un bel Milan. Un Milan, cioè, capace di darci le giuste sicurezze e le giuste aspirazioni. La squadra ha limiti importanti che neppure il mercato di gennaio è stato capace di sanare. Ha sempre o quasi sempre giocato divisa in due tronconi senza il giusto “mastice” tra attacco e difesa. Biglia non si è quasi mai visto. Bonaventura peggio di Biglia. Bakayoko funziona solo in fase di “rottura” mentre palesa limiti evidenti in quella di costruzione. Una stortura evidente che ci ha accompagnato tutto l’anno senza che nessuno sia riuscito a porvi rimedio. Il Milan cerca un regista da anni. A Gattuso servirebbe come il pane uno come Frankie Rijkaard. Col grande olandese dei tempi d’oro il Milan oggi sarebbe una squadra fortissima e già da tempo stabilmente piazzata in zona Champions League. Avessimo anche un Donadoni il buon Piatek avrebbe già segnato almeno 40 gol. Girala come vuoi ma la squadra non è stata costruita bene. Per certi versi Gattuso già adesso ha compiuto un miracolo. Gli arrivi di Paquetà e Piatek ci avevano illuso. Pensavamo che la squadra li avesse metabolizzati bene e in fretta e che l’apporto dei due nuovi acquisti avrebbe potuto risolvere quello che nessuno prima di loro aveva risolto. Nulla di tutto questo. Piatek e Paquetà sono degli ottimi elementi. Non valutiamoli adesso perché adesso sembrano due pesci fuor d’acqua a causa di un gioco che non esiste. Loro seguono uno spartito. La squadra un altro. Paquetà, squalificato, ha anzitempo concluso la sua prima stagione rossonera. Piatek vaga per il campo come per il campo vagava Higuain. Avulso dal gioco. Inizio col botto, prosieguo alla camomilla. La squadra si muove priva di meccanismi adeguati. Figlia di un “non senso” tattico evidente.

Non è una squadra per centravanti

La maledizione della “nove” non c’entra nulla. Anche questo non è un Milan per centravanti. Diciamo le cose come stanno. Non possiamo credere che da Destro a Piatek, passando per Pazzini e Higuain, siano diventati o siano tutti “brocchi”. La verità è un’altra. Seedorf, Inzaghi, Brocchi, Mihajilovic, Montella non hanno saputo “sfruttare” i loro attaccanti né creare un gioco per loro. Gattuso non sta facendo meglio. Vedere Piatek giocare così stentatamente, quasi impossibilitato a calciare in porta e abbandonato nei paraggi delle aree di rigore avversarie, fa un certo effetto. Spalle alla porta il polacco non serve. Piatek ha un fiuto del gol che pochissimi altri attaccanti posseggono. In area è micidiale. Ma è chiaro che se non lo servi ripetutamente con cross e verticalizzazioni che ne valorizzino le peculiarità, non ha senso neppure averlo in squadra.

Che la “bagarre” abbia inizio

La lotta per “atterrare” in Champions League è agli spunti finali. Atalanta, Milan e Roma se le “suonano” già di santa ragione. Mancano due turni al verdetto finale. La Classifica non ammette tentennamenti. Atalanta 65 punti, Roma e Milan 62. Il Torino è l’outsider a punti 60. Si preannuncia un arrivo in volata. 37 esima giornata: Juventus – Atalanta; Sassuolo – Roma, Empoli – Torino e Milan – Frosinone. 38 esima giornata: Atalanta – Sassuolo, Spal – Milan, Torino – Lazio e Roma – Parma. Un finale da “roulette russa”. Si salvi chi può.

Claudio D’Aleo

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