Gattuso lascia nel peggiore dei modi

Finale amaro

Il “piatto” rossonero piange miseramente. Quest’anno, come l’anno scorso, si rischia di non centrare l’unico traguardo “utile” che interessa, l’unico accessibile: la qualificazione alla prossima Champions League. I “Gattuso boys” si sono smarriti. Stanno facendo l’impossibile per farsi del male. La squadra ha perso tutto quello che avrebbe dovuto mantenere per restare in carreggiata. Non c’è più un gioco, né una condizione psico-fisica accettabile, né il desiderio di proseguire con convinzione verso un finale di stagione godibile. Non c’è più nulla. La “barca” milanista fa acqua da tutte le parti. Dal “comandante” e dell’equipaggio giungono notizie poco rassicuranti. La voglia di rimanere a “galla” scarseggia. S’è rotto qualcosa. Qualcosa di tremendamente importante. L’ambiente rossonero è instabile. Oseremmo dire demotivato.

Il Ringhio confuso

La “variabile” che mai ci saremmo aspettati è lo stato confusionale in cui è caduto Rino Gattuso. Dalla semifinale di Coppa Italia ad oggi l’allenatore rossonero ha dato corpo e sostanza ad una serie di reazioni emotive a catena “collassatesi” in scelte tattiche sbagliate e “mal di pancia” più o meno manifesti. Tra lui e il Milan tante cose non funzionano più come prima. E non certo da ora. Si tratta di strade che si separeranno a fine stagione. Sia che il Milan vada in Champions League, sia che non ci vada. I rapporti tra Ringhio, Leonardo e Maldini sono ormai inesistenti e ai titoli di coda. Il “toto” allenatore impazza che è un piacere. Da Conte a Sarri, passando per Gasperini, di Francesco, Giampaolo e De Zerbi, è un “tourbilllon” di voci e sensazioni che ci accompagnerà da qui fino alla fine del Campionato. Molto dipenderà da Elliott e dalla sua voglia di rivalsa nei confronti di una stagione che nessuno si aspettava così deludente. Senza Champions la strada sarebbe di nuovo in salita. Nessuno si è mai nascosto la delicatezza estrema della “risalita” verso i piani alti del Calcio nazionale e mondiale. Basta pensare agli anni trascorsi dal gruppo Suning fuori dall’Europa per farsene una idea meglio definita. Ma adesso più di prima il tempo è denaro. Il Milan non può certo fermarsi ad aspettare “Godot”. La squadra è chiamata a reagire.

Un momento delicato

Tutto potremmo dire al momento ma non che meritiamo la Champions League. C’è gente, troppa oseremmo dire, che gioca meglio di noi. Calma e gesso. Il Milan è sesto con 56 punti. Ha vinto 15 partite, ne ha pareggiate 11 e ne perse 8. 47 i gol fatti, 33 quelli subiti. L’Atalanta è quarta (punti 59), la Roma quinta (punti 58). Subito dietro, la Lazio è ottava con punti 55. Il Milan occupa sostanzialmente la stessa posizione in cui si trovava lo scorso anno. I rossoneri erano sesti con 60 punti. La Juventus era quasi Campioni d’Italia con 91 punti; la Roma era terza (punti 73), la Lazio quarta (punti 71) e l’Atalanta settima (punti 59). Della serie: non riusciamo a migliorare un percorso che era e rimane arduo e impervio. Restano 4 partite. Il Milan se la vedrà nell’ordine con Bologna, Fiorentina (a Firenze), Frosinone e poi Spal (a Ferrara.). Non è un Calendario difficile ma neppure semplice. Affronteremo squadre con molta più fame di noi. Squadre che si impegneranno allo “spasimo” pur di non retrocedere o di raggiungere il loro obiettivo. Questo Milan può vincere o perdere contro chiunque. E’ l’aspetto che fa più “paura” e che definire indigesto sarebbe riduttivo. Non siamo una grande squadra. Questo è certo. Non abbiamo fuoriclasse in grado di prendere per mano il gruppo e guidarlo verso lidi più sicuri. Gli scontri diretti con le pari grado ci vedono “perdenti” o comunque in grande difficoltà. Soffriamo o perdiamo con le grandi e facciamo punti solo con le “piccole”. No. Non è davvero un cammino da “grande”.

Salviamo il salvabile

Non solo Gattuso, ma anche Leonardo e Maldini sono finiti nel “tritacarne” della Proprietà. Inevitabile. Il tempo è denaro. Elliott fa bene a non guardare in faccia nessuno e tiene tutti sotto esame. Coi milioni di euro non si scherza. Le responsabilità di questo ennesimo fallimento non possono essere solo dell’allenatore. Sono anche di chi gli ha messo in mano una squadra rivelatasi senza “nerbo” tecnico e priva del giusto peso “caratteriale”. Siamo sempre meno convinti che il Milan riuscirà a qualificarsi per la prossima Champions League. Troppe volte ila squadra s’è squagliata come neve al sole. Triste ammetterlo, ma non meritiamo l’Europa che “conta”. L’aspetto emotivo e caratteriale del “gruppo” lascia a desiderare. Troppi treni ci sono passati davanti senza che si sia fatto tutto il possibile per salirci su. Questo Milan è stato costruito male in estate e rimodellato solo parzialmente bene nel mercato di gennaio. Troppo poco per reggere gli urti della “concorrenza”. Al di là di chi sarà il prossimo allenatore del Milan, servirebbero e servono giocatori che capiscano prima ancora di vestirla cosa vuol dire e cosa è la maglia rossonera. Servono giocatori come Cutrone, tanto per intenderci. Patrick è stato ingiustamente accantonato a gennaio. Giusto far giocare Piatek ma Cutrone non andava “demotivato”. Solo ora ci si rende contro di quanto importante sia l’ex Primavera. Cutrone con Piatek avrebbe potuto e potrebbe giocare senza problemi. Il giovane milanista è tra i pochi a combattere senza arrendersi mai. E’ uno che ama il Milan e si vede. Intanto dopo Bonaventura e Calabria stagione finita e tanti mesi di stop anche per Caldara. Piove sul bagnato. Mai più acquisti dalla Juventus. Non c’è trippa per gatti.

Claudio D’Aleo

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