Milan dalle stelle alle stalle. Un percorso cui siamo tristemente abituati

Il momento negativo

Il Milan ripiomba nel baratro. L’ennesima sconfitta contro la Juventus apre, tra i milanisti, crepe ritenute troppo presto ed erroneamente “chiuse”. Più che di “rossoneri” sarebbe il caso di parlare, al momento, di “rottoneri”. Il Milan annaspa. Il gioco va ad intermittenza. Un po’ si gioca bene, un po’ si gioca male. Non c’è continuità nel rendimento. Alla prima pesante sconfitta crolla tutto. Si riparte da zero. Accusiamo una fragilità emotiva preoccupante. Quello che avevi faticosamente costruito prima, d’un tratto, si scioglie come neve al sole. Il morale va sotto i tacchi. Allenatore e giocatori tornano in “discussione”. Avessimo vinto o pareggiato a Torino l’atmosfera, oggi, a Milanello e dintorni sarebbe diversa. Leggeremmo lodi sperticate per Gattuso, per i giocatori e anche per la Dirigenza. Potenza del calcio! Questo modo di fare non dovrebbe appartenerci. Troppo instabile. Siamo il Milan, non il Pietre Tagliate. Abbiamo perso una partita che neppure il peggior “nemico” avrebbe mai potuto immaginare o confezionarci. Perdere quando si gioca bene è un “affronto” verso tutti i concetti che portanoi alla meritocrazia. Anche nello sport. Contro la Juve perdiamo sempre. Pure quando non lo meriteremmo affatto. E questo fa male.

La Classe arbitrale dovrebbe interrogarsi

Quello che ha visto Fabbri al VAR non lo sappiamo né è dato saperlo. In Lazio Sassuolo l’arbitro Abisso ha concesso un rigore alla Lazio per un fallo commesso da Locatelli in piena area di rigore “nero verde”. Un fallo molto ma molto simile a quello commesso da Alex Sandro nella sua area di rigore sul tiro di Chalanoglu. Dire che tra gli arbitri manchi totalmente l’uniformità di giudizio sarebbe come sfondare una porta aperta. Bisogna capire che quando un arbitro sbaglia nonostante ricorra al VAR per le opportune considerazioni, lo sbaglio o gli sbagli si catapultano come macigni sui tifosi, sulla squadra e sulla Società cui viene indirizzata la decisione sbagliata. Fabbri si è confuso. Lui non arbitrerà per qualche turno. Il Milan farà di tutto per evitarlo. I vertici dell’AIA lo hanno appiedato. Al 90% i rossoneri saranno esclusi dalla prossima Champions League. Rischiano di perdere tanti bei soldini che sarebbero stati preziosi. Senza Champions League Gattuso non sarà confermato (sembra comunque che Rino, mosso dall’orgoglio, se ne andrà comunque); col nuovo tecnico (Pochettino o Wenger) la “rosa” sarà stravolta e si andrà verso una nuova “rifondazione”. Leonardo non si dà pace e ha ragione. Qui non stiamo scherzando. Si parla di “torti” ingenti. Anche nel calcio il tempo è denaro.

Da Higuain a oggi di nuovo c’ è solo Piatek

Con Higuain abbiamo vinto poche partite perché a differenza del centravanti argentino, l’attaccante polacco oggi segna a ripetizione concedendosi davvero poche “pause” al riguardo. Piatek se non gli passi la palla va a prendersela e lo trovi sempre nel cuore della manovra. Però, a parte questa differenza che è importante e non certo di poco conto, come gioco questo Milan assomiglia molto al Milan di Higuain. La squadra con Paquetà a centrocampo è migliorata nella costruzione della manovra, meno nella costanza del gioco e nel rendimento complessivo. Andiamo incontro quasi alle stesse pause di prima. Paquetà e Piatek non possono bastare se il resto del gruppo procede a intermittenza. Il gioco di Gattuso tende a isolare il centravanti di riferimento. E la squadra va in sofferenza.

Classifica e calendario impongono la massima attenzione possibile

Il Milan attualmente è al quarto posto in coabitazione con L’Atalanta. Gattuso e Gasperini hanno entrambi 52 punti. Il morale del rossonero è sotto i limiti di guardia. Quello del nerazzurro è alle stelle. La Roma ha 51 punti. Lazio e Torino di punti ne hanno 49 preceduti dalla Sampdoria che ne ha 45. Da qui in avanti non potranno più essere commessi errori. Il Milan ha vinto 14 partite, ne ha pareggiate dieci e ne ha perse 7. Ha segnato 45 reti e ne ha subite 30. Capocannoniere della squadra è Piatek con 21 reti. Il polacco guida la classifica dei marcatori assieme a Quagliarella. Seguono Zapata dell’Atalanta con 20 reti e Cristiano Ronaldo con 19. Il Milan ora è atteso da un “trittico” niente male. Sabato sera in casa con la Lazio e poi due trasferte insidiose: a Parma e a Torino (contro i granata). Nel mezzo, il 24 aprile prossimo, la partita interna con la Lazio decisiva per l’accesso, o meno, alla finale di Coppa Italia. Poi di corsa verso la fine del torneo. Gattuso medita sorprese. Potrebbe giocare con il 3-4-3 le ultime partite per consentire alla squadra di disporsi meglio in campo e a Caldara e a Conti di guadagnarsi una maglia da titolari. Chalanoglu potrebbe occupare in rossonero la stessa posizione assunta da Pjaìnic in bianconero. Musacchio è stanco. Ha perso brillantezza. Calabria è fuori giri. Qualcosa va corretto. Meglio tardi che mai. No Champions no party. Chi si ferma è perduto.

Claudio D’Aleo

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