Juventus- Milan: la partita che mai ti saresti aspettato. Gli arbitri nel “mirino”

Un film dell’orrore

Juventus Milan di sabato scorso avremmo fatto meglio tutti quanti a non vederla. Da Muntari a Alex Sandro passando per la precedente finale di Coppa Italia e la finale di Super Coppa italiana non è cambiato niente. Il Milan, perso quello Scudetto, ha continuato a perdere contro i bianconeri. Coppa Italia 17/18 e Super Coppa italiana compresa. Dopo sabato sera la squadra rossonera ha intrapreso la sua inevitabile marcia verso i piani meno virtuosi della Classifica. Il quarto posto è a rischio. Un declino prima “mentale” poi “fisico”. Almeno l’Europa League dovremmo raggiungerla. Vero è che siamo ancora quarti ma per la Champions la vediamo dura. Il morale è sotto i tacchi. Parecchi giocatori, Cutrone in primis, hanno perso lo smalto iniziale. Giocano senza stimoli. Contro i bianconeri, per questa stagione, non giocheremo più! Meno male! La Juventus vince sempre. Quasi una noia. Sul fatto che i bianconeri siano da tempo i più forti, al momento, non ci sono dubbi. Ma proprio per questo non capiamo né capiremo mai perché quando si gioca contro la Juventus si debba continuare ad assistere a “spettacoli indegni” simili. Forse di rigori per per il Milan ce ne erano due. L’ammonizione di Chalanoglu ancora oggi non l’abbiamo compresa. Nessuna sanzione per Mario Mandzukic da parte del Giudice Sportivo per il calcio dato da terra a Romagnoli nei minuti finali della partita. Vediamo tanta confusione. Tra gli arbitri qualcosa non quadra. Non c’è uniformità di giudizio. In Sassuolo Lazio ai bianco celesti è stato concesso un calcio di rigore per un fallo di braccio commesso da Locatelli in piena area di rigore molto simile a quello commesso in area bianconera da Alex Sandro su tiro di Chalanoglu. Fabbri il rigore al Milan non l’ha dato. Abisso alla Lazio l’ha dato. Calma e gesso: questo non è calcio.

Destino crudele

I rossoneri non vanno sul dischetto da Milan-Parma del 2 dicembre scorso; sono ultimi nella classifica dei penalty a favore. Tutto può essere tranne che un caso. Diciamo che ci gira male da troppo tempo. Allo Stadium, dal 2011 a sabato scorso, abbiamo sempre perso (eccezion fatta per uno striminzito pareggio). I grandi numeri ci condannano e allargano ancora di più la forbice che ci separa dallo “strapotere” juventino. La Juventus è fortissima. Ormai “esercita” quasi una dittatura sportiva sul nostro Campionato. La squadra dei “panchinari” juventini in questo torneo arriverebbe almeno un Europa League. Scusate se è poco. Però le tristi vicende legate a episodi determinanti mai “metabolizzati” dai Direttori di gara di turno, inducono a qualche inevitabile e amara considerazione. Il tiro di Muntari era mezzo metro dentro la porta di Buffon; pertanto era gol netto. Il guardalinee di allora era piazzatissimo e in linea con l’evento. Eppure quel gol è stato annullato. Addio Scudetto. Nella Super Coppa italiana vinta dai bianconeri alcune decisioni arbitrali non sono state condivise. Men che meno il gol di Cristiano Ronaldo viziato da fuorigioco di un suo compagno di squadra. Quando gioca la Juventus la VAR diventa una opzione della quale qualunque arbitro può fare a meno a seconda di quello che decide di fare. Se invece la consulta non si comprende mai cosa abbia visto e cosa abbia scelto. Se ci sono delle regole vanno rispettate. Non si può decidere a seconda della partita o delle circostanze. Se uno vede una “cosa” la vede e basta. C’è poco da interpretare. Il tiro di Chalanoglu va a sbattere nettamente contro il braccio di Alex Sandro. L’arbitro va a consultare la Var dedicando a quei filmati il giusto tempo. Poi, quando tutti oramai davamo per scontato il penalty a favore del Milan, ecco che Fabbri esce dal cilindro magico la sorpresa delle sorprese: non era calcio di rigore, dunque nessun penalty contro la Juventus! Anche un cieco avrebbe visto e concesso quel rigore. Vero è che poi Piatek ha segnato, ma se ci fosse stato concesso subito quel rigore la partita avrebbe preso comunque una piega diversa. Forse più favorevole al Milan. Magari avrebbe vinto lo stesso la Juventus ma quello, in ogni caso, era un rigore che andava concesso. Un noto opinionista ha dichiarato che le proteste del Milan sarebbero state fuori luogo. La Juve precede i rossoneri di 23 punti, dunque ogni recriminazione dei milanisti sarebbe fuori luogo. Ma che vuol dire? Se un rigore è netto va dato qualunque siano le posizioni in Classifica delle squadre che si confrontano. La giustizia non guarda mai ai dati prettamente numerici ma soccorre chi ne ha di volta in volta bisogno. Se è vera giustizia. Meditate, gente. Meditate. Qui urgono rimedi.

Impossibile così giocare al calcio

Il Pallone contiene troppi dubbi. Questo non è calcio. Se il calcio fosse questo faremmo bene tutti quanti a prenderne le distanze. Nel calcio vigono e dovrebbero vigere sempre le regole dello Sport. Si vince, si pareggia, si perde. Sempre nel massimo rispetto dei ruoli e degli avversari. Non esiste che una squadra debba vincere sempre e per forza o che la vittoria debba essere l’unica cosa che conta o l’unico traguardo da conseguire costi quel che costi. Tutto ciò non è in linea con i valori dello sport ed è molto diseducativo nei confronti di qualunque ragazzo appassionato di calcio. Esistono anche gli avversari, le loro “storie”, i loro sacrifici anche economici per portare a termine una stagione comunque impegnativa e dispendiosa. Esistono i tifosi delle altre squadre. Esiste un rispetto per tutto l’indotto che attorno al pallone ruota e lavora che mai andrebbe tradito. Il calcio è anche fantasia, poesia, sentimenti; non solo materialismo nudo e crudo, non solo “numeri” e/o fatturato. Sotto le maglie battono dei cuori. I tifosi vivono di sogni. Una partita di calcio può anche commuoverti. Instradarti verso scenari e condivisioni importanti. Può fare esplodere dentro di te “molle” che mai ti saresti aspettato potessi vivere; può farti gioire o soffrire per giorni. Ma rimane pur sempre uno sport. Il calcio è capace di tutto, nel bene e purtroppo anche nel male. La Juve da anni è la più forte. Ha potere economico, finanziario, politico. Da sempre domina nel mercato e prende i migliori calciatori su piazza. Da quando è tornata in Serie A non fa altro che vincere. Nello Sport non esiste che vincano sempre gli stessi. Nel Basket americano potenziano le squadre più piccole per consentire loro di fronteggiare i “mostri sacri” di quello sport con pieno diritto. Quasi ad armi pari. Da noi, a causa del Fair Play finanziario le altre squadre non riescono a potenziarsi come dovrebbero mentre la Juve compra chi vuole senza badare a spese. E diventa ogni anno più forte. Non ce ne vogliano gli Juventini ma così non vale.

Il Milan e le altre

I “Gattuso Boys” ripiombano nel limbo. Tanto hanno dato, tanto hanno perso. Abbiamo gli stessi punti dell’anno scorso con meno partite da giocare. 1 punto guadagnato in quattro partite la dice lunga sulla crisi dei rossoneri. Sconosciamo la “costanza”, non abbiamo “continuità” di rendimento e manca una precisa identità di squadra. Gattuso non ha ancora vinto uno scontro diretto con le grandi, eccezion fatta per la vittoria contro la Roma dei mesi scorsi. Quasi un cimelio, ormai. Un motivo ci sarà. Il gioco va a intermittenza. La squadra è psicologicamente e atleticamente fragile. Cinque o sei partite le giochi bene, poi ne perdi una e di seguito tutte le altre. Non è un atteggiamento da grande squadra. Non si scorge la giusta personalità. L’ennesima sconfitta contro la Juve ci risveglia da sogni che forse mai ci sono appartenuti. La squadra s’è di nuovo sfaldata; la zona Champions League sembra un miraggio e Gattuso medita di andarsene comunque vada a fine stagione. La Società non ha peso politico nelle alte sfere del Calcio. Morale sotti o i tacchi. Questo oggi è il Milan. Poca cosa davvero. Svegliamoci prima che sia troppo tardi. La pazienza di Elliott non senza fine. Un plauso a Roma, Napoli e Inter. Anche alla Sampdoria. Stanno facendo davvero il possibile per rendere interessante il Campionato. Soprattutto stanno dimostrando di saper riemergere dalle difficoltà patite.

Claudio D’Aleo.

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