Un gioco metodico per un Milan ritrovato. I “Gattuso Boys” danno finalmente serenità

Bergamo “snodo” importante

Il Milan passa anche a Bergamo. Non sono in tanti a potersi fregiare di un “riconoscimento” simile. L’Atalanta è una gran bella squadra. Gioca un calcio frizzante, brioso, tatticamente e tecnicamente ineccepibile. Come tutte le squadre allenate da Gasperini si esprime all’inglese giocando a viso aperto sempre e contro chiunque. Il Milan si è imposto ai bergamaschi con un sonoro e roboante 1-3 giocando un calcio bello, moderno e godibile. Piatek ha giocato da “Ufo”. Impressionante davvero il polacco. A noi, sia nei movimenti che nelle conclusioni a rete, ricorda molto Marco Van Basten. E’ chiaro che la strada per avvicinarsi a un “dio” del calcio come lo è stato il fuoriclasse olandese è e rimane, per il centravanti ex Genoa, ancora molto lunga e impervia. Però le basi ci sono. Vedremo. Intanto i “Gattuso boys” palesano una identità di squadra che prima non avevano. L’idea di calcio di Gattuso ci piace sempre di più. Il Milan gioca “largo” e ad “ampio respiro” quasi proponesse un calcio duro e al contempo delicato molto “vicino” al rugby. Azioni da fascia a fascia che potremmo definire “alla mano”; pressing sul portatore di palla altrui; fasce laterali briose e protette a “scalare”; corsie intese pure come “stantuffi” per innescare le punte; verticalizzazioni e possesso palla metodici; centravanti “killer” per finalizzare il possibile e trequartista pronto a creare gioco proponendo la necessaria superiorità numerica. Infine difesa “abbottonata” e centrocampo “duro”. Questo Milan piace. E’ il Milan di Gennaro “Ringhio” Gattuso.

Le strategie del “novello” Paron

Gattuso sta plasmando il suo Milan rivitalizzando poco per volta tutti quei calciatori che necessitavano di cure “particolari”. Da “buon padre di famiglia” ha curato e risvegliato dagli antichi torpori Campioni che molti avevano già dato per “bolliti” e che invece sotto le sue “amorevoli” attenzioni sono rinati come d’incanto. Ci riferiamo ad Abate, trasformato addirittura in centrale difensivo di successo buono alla bisogna; a Zapata di cui adesso si parla non più in termini di cessione ma di rinnovo contrattuale; a Bakayoko etichettato troppo presto come “bidone” e ora da tutti riconosciuto quale Campione imprescindibile e di basilare importanza; a Donnarumma a cui Gattuso ha restituito a poco a poco la gioia di giocare al calcio e di sentirsi quel grande Campione e quel magnifico portiere che Gigio, oggi come oggi, certamente è; a Chalanoglu passato da ex Campione prossimo ad essere ceduto a Campione ritrovato e anche lui imprescindibile. Calma e gesso. A momenti sarà la volta di Conti e Strinic che Ringhio sta lentamente “rimodulando” con la “testardaggine”, la competenza e la professionalità che tutti quanti, da sempre, gli riconosciamo. Gattuso ha compiuto un altro miracolo sportivo non meno importante. Quello di aver costruito con pazienza e sacrificio un telaio forte e inossidabile a tal punto da assorbire magnificamente e senza crisi di rigetto chiunque, anche Campioni fondamentali e trainanti come Paquetà e Piatek. Chapeau!

L’importanza del mercato invernale

Non è facile, in “rinascite” come quella rossonera, imputare a uno/due giocatori soltanto quegli ineccepibili “cambi di marcia” che si riscontrano in metamorfosi di eguale entità. il Milan è stato totalmente trasformato dagli arrivi “invernali” di Paquetà e Piatek. Il brasiliano e il polacco hanno preso per mano la squadra e l’anno resa competitiva e forte come non mai. Paquetà si è impadronito della trequarti e di parte del centrocampo dei rossoneri diventandone uno degli alfieri principali. Il brasiliano è forte fisicamente e tatticamente eccellente. Inoltre non disdegna le puntate in avanti per far gol. Il polacco è una autentica forza della natura. Già 17 i gol segnati in Campionato dietro solo a Cristiano Ronaldo. 6 quelli complessivamente realizzati in maglia rossonera dal suo arrivo ad oggi. Una furia della natura dotato di classe sopraffina e di un carattere d’acciaio. Non è che il Milan prima giocasse male. Soltanto che non faceva gol, cioè non traduceva in reti l’enorme quantità di lavoro svolta. Prendeva il gol e la partita si chiudeva fatalmente così. Nessuno si aspettava un centravanti così forte. Forse neppure Preziosi. Appena tocca palla, Piatek fa gol. L’unico errore da non fare è quello di esaltarne troppo le ben note qualità. Lasciamolo lavorare e crescere in pace. Proteggiamolo sin da adesso dalle “pause” che inevitabilmente anche lui si concederà. Che Piatek sia forte è fuori dubbio. E’ il centravanti adatto ad una squadra ben organizzata che gioca “largo” e in tonalità “avvolgente” come la nostra. Piatek ha voglia di arrivare e di affermarsi. Higuain stava al gioco del Milan come la salsa spalmata sul davanzale della finestra. Acquistare il centravanti argentino, dati alla mano e col senno del poi, è stato un errore. E’ stato un errore anche se nessuno mai avrebbe potuto immaginare un “flop” così ampio, drastico e cruento. Higuain non ha le caratteristiche per sostenere il gioco di Gattuso. Soprattutto Higuain non è più l’Higuain che tutti quanti, tifosi e Società, pensavamo ancora fosse. Higuain è un finalizzatore che va servito con il gioco corale di una squadra che lo riconosca come unico terminale offensivo di una qualunque manovra d’attacco. Piatek è diverso. E’ il goleador di tutta la squadra. Piatek arretra e va a prendersi il pallone. Tira da tutte le parti e si offre come sponda per entrare in area e presentarsi davanti al portiere. E’ forte di testa e forte di piede. Sa difendere. Non si cerca “aree” dove posteggiare lontano dal gioco ma al contrario è in perenne movimento e presente in ogni manovra offensiva. Un centravanti completo e ancora molto giovane.

L’efficienza del centrocampo

Da reparto incompleto e bisognoso di attenzioni a reparto perfettibile in grado di offrire serenità. Oggi il centrocampo del Milan fa dormire sonni tranquilli. Kessiè, Bakayoko e Chalanolglu giocano bene e offrono tutte le garanzie necessarie. Sta rientrando Biglia ma addirittura adesso non si sa al posto di chi e quando, visto che tutti stanno giocando benissimo. Le ormai certificate partenze estive di Bertolacci e Montolivo, la probabile conferma con annesso prolungamento di contratto di Mauri, mettono Leonardo e Maldini nelle migliori condizioni possibili per agire sul prossimo mercato senza affanno alcuno. La difesa è a posto. Mattia Caldara è già prossimo al rientro. Gattuso lo segue con tanta attenzione. L’attacco, con l’arrivo molto probabile di Saint Maximin, pure. Il centrocampo necessita forse di un tassello ma nulla di più. Il nome che rimbalza da parte a parte a Milanello e in via Aldo Rossi , è quello di Sandro Tonali del Brescia. In alternativa si punta ad Hector Herrera del Porto. Tonali lo vuole mezza Europa ma Leonardo forse, anche in questo caso, s’è mosso d’anticipo. Il giocatore costa parecchio. Cellino non fa sconti a nessuno. Ai posteri l’ardua sentenza. Tra le alternative al giovane Campione bresciano citiamo anche Diawara del Napoli. Un vecchio “pallino” di Leonardo. Qualcuno arriverà. Vedremo chi.

Claudio D’Aleo

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