Il Milan cresce tra le mani del suo “architetto”.

Gattuso” idolo” dei tifosi. IL Milan ha smesso di arrancare. Ora gioca da “squadra”

Non è certamente la vittoria “roboante” contro il Cagliari di domenica scorsa la partita a cui chiedere il cambiamento “in corsa” più volte invocato riguardo alle nostre ambizioni. Il successo per 3 a 0 contro i sardi deve soltanto contribuire ad aumentare la nostra “autostima” e a toglierci dalla mente le pesanti “zavorre” del passato. Il Milan oggi è una squadra completamente rinnovata nel suo modo di assemblarsi, di leggere le partite e chiuderle, di recitare un copione unico per tutti condiviso da tutti. Il Milan è sempre più la squadra di Rino Gattuso. Il nuovo “Paron” ha dato un’impronta indelebile al proprio gruppo. Ha costruito una squadra di “lotta e di Governo”, una formazione “proletaria” di uomini veri che non si arrende mai e non le manda a dire a nessuno.

Un mercato convincente

Fino a dicembre il Milan era completo a metà. Col mercato di gennaio è venuta fuori una squadra che dirà la sua in ogni terreno di gioco fino alla fine del Campionato. Paquetà e Piatek sono stati, sono e saranno innesti fondamentali. Paquetà irrora con la sua classe immensa tutte le manovre che lo vedono protagonista nelle due fasi. Il brasiliano attacca e difende. Si è adattato magnificamente ad un ruolo che non è proprio il suo e gioca alla grande come se si trovasse al Milan da sempre. Noi lo vedremmo meglio in mezzo al campo o sulla trequarti. Difficile. L’idea di Gattuso è quella di farlo coesistere con Chalanogliu e Suso (altri due inamovibili per Ringhio) ragion per cui la posizione di Paquetà  rimarrà quella di mezzala sinistra ancora per parecchio tempo. Il brasiliano però c’è. Prende palla dalla propria linea difensiva e la porta in avanti non disdegnando il fraseggio con i compagni a lui vicini. Inoltre è presente in zona gol e questo non può che farci sorridere. Il gol, per lui, non è un illustre sconosciuto. Affatto. Paquetà all’occorrenza “taglia” la manovra altrui e “cuce” la propria. E’ un talento naturale. E’ giovane, dribbla benissimo, è forte fisicamente e ha una visione di gioco degna dei grandi Campioni.  Possiede margini di miglioramento notevolissimi. Insomma: non è ancora Kakà ma chissà che non possa raccoglierne l’eredità quanto prima. Piatek è il centravanti con la “C” maiuscola che abbiamo sempre inseguito e sognato sin dai tempi del ritiro del grande Marco Van Basten. Il polacco pare costruito sul “granito”. Non è solo forte fisicamente. Lui vive col gol appiccicato nella mente. Se non segna e dà sfogo al suo essere  “pistolero” non si dà pace, non si dà tregua. I gol finora realizzati con la maglia rossonera evidenziano la classe e la potenza di un attaccante che vale tanto oro quanto pesa.  E che San siro attendeva con impazienza. Dopo la cocente delusione provocata da Higuain (che al Chelsea sta avendo la giusta “ricompensa” per suo  “ambiguo operato” al Milan) San Siro rossonera può adesso finalmente applaudire un centravanti con gli attributi. Un centravanti “vero”. Il polacco non è solo micidiale sotto porta. Lui i gol se lo costruisce sin dalle fondamenta. Partecipa alla manovra offensiva e sa fiondarsi in rete partendo anche in contropiede. Agile e velocissimo non è davvero un bel “cliente” per nessuno. Tira da tutte le parti e con dovizia di particolari. Testa o piede non fa nulla. Lui cerca il gol in tutti i modi e non ha paura di niente e di nessuno.

Ringhio ha finalmente trovato gli “11” titolari. Insisti oggi, insisti domani Gattuso ha finalmente trovato la giusta quadratura del cerchio. Ha scelto gli uomini sui cui lavorare. Ha scelto il modulo di gioco. La formazione base è quella che è scesa in campo ultimamente. Gli inamovibili, a parte Donnarumma, sono Romagnoli, Rodriguez,  Bakayoko, Suso, Paquetà e Piatek. Ogni titolare è in “lotta” con un pari ruolo pronto ad alternarsi con lui. E’ il caso di Calabria che si gioca la titolarità del ruolo di terzino destro con Conti; di Misacchio con Zapata; di Castillejo con Chalanoglu, di Cutrone con Piatek. Attenzione a Lucas Biglia. Il regista argentino è pronto a scendere in campo. Lì Ringhio dovrà dare il meglio di sé perché è chiaro che a questo Bakayoko nessuno può rinunciare. Biglia e Bakayoko possono tranquillamente coesistere dividersi il campo. Il problema è chi farà posto da qui a breve al “metronomo” numero 21. Tutti gli indizi portano a Kessiè anche se noi ci penseremmo su due volte prima mandare in panchina il trecciolone ex Atalanta. Impensabile che possa fargli spazio in maniera costante Chalanoglu. Il turco è un “pallino” di Gattuso e molto difficilmente starà fuori dalla formazione titolare. Paradossalmente Ringhio rinuncerebbe a Suso ma mai a Chalanoglu. Misteri del calcio. O della tattica. Meditate gente. Meditate.

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