Gattuso come il “Paron”. La squadra gioca e vince per lui.

Il Milan sta riprendendo poco per volta a macinare calcio. Siamo quarti in Classifica e la zona “Champions League” non è più un miraggio. La Super Coppa italiana l’abbiamo persa contro la Juventus. Sappiamo come, pur riconoscendo per intero la forza dei bianconeri. Seppur decimati abbiamo giocato ad armi pari e a viso aperto contro la pluridecorata “armata juventina”. Ci è andata male. Pazienza. Siamo pure in Semifinale di Coppa Italia. Giocheremo contro la Lazio che, nel frattempo, ha fatto fuori l’Inter. Fuori senza appello solo dalla Europa League. Non male come bilancio del momento. Nel frattempo consigliamo vivamente a Scaroni, Gazidis, Leonardo e Maldini di fare prima possibile una proficua “gitarella” destinazione FIGC e Uefa. Non basta avere tanti bei nomi altisonanti dietro le scrivanie. Quello che conta davvero è il rispetto che le Istituzioni sono tenute a darci. A noi come agli altri. Il Palamres dei rossoneri non è inferiore a quello di nessun altra squadra del firmamento calcistico mondiale. Il Milan nelle sedi “opportune” conta quanto il “due di briscola”. Cioè nulla. Il che è inaccettabile. Puoi avere 11 Campioni ma se poi non ti tutela nessuno tutti i “ricavi” aziendali non possono che finire a mare. Con essi ogni sogno di gloria. Il Milan non può permettersi questo lusso. Il tempo è denaro. L’ultimo episodio sofferto all’Olimpico contro la Roma con Kolarov che ha letteralmente atterrato Suso planandogli addosso in piena area di rigore giallorossa è stata la goccia che ha fatto traballare il vaso. L’arbitro Maresca non solo non ha visto quel rigore netto e grosso quanto un Castello che anche un cieco avrebbe visto, ma non ha pensato neppure di ricorrere alla VAR. Il che rimane un mistero incomprensibile e quantomeno allarmante. Prima ancora, nella Super Coppa italiana persa dai rossoneri in favore della Juventus, l’arbitro Banti non aveva né dato un rigore (anche in quel caso) netto al Milan per il fallo di Emre Can su Conti, né ha minimamente pensato di ricorrere alla VAR per avere un’idea più conforme alla realtà. E lo stesso ha fatto in occasione del gol di Ronaldo sorvolando sul fuorigioco che ne ha “viziato” la realizzazione. Siamo stanchi di essere trattati come una squadra di dilettanti . E’ giunta l’ora di farci rispettare.


Il gioco dei rossoneri è molto migliorato


I “Gattuso boys” sono in “palla”. Scendono in campo decisi a fare risultato. Giocano per il gusto di giocare, di sentirsi parte integrante di un collettivo che finalmente funziona. Gambe e cervello “viaggiano” in assoluta sincronia. Il Milan comincia a essere quella squadra che Leonardo e Maldini hanno sempre pensato d’aver costruito la scorsa estate. Ora raccolgono i frutti. Ai “sempre” critici nei riguardi di Gattuso diciamo questo: giù le mani da “Ringhio”. Ringhio non si “tocca”. Il “nuovo” Paron sta facendo miracoli col materiale umano che ha a disposizione. Che non è poco, per carità, ma che non è certo quello di cui può disporre la Juventus, tanto per intenderci. Gattuso ha creato un gruppo di calciatori che si rispettano e si aiutano l’un l’altro sia in campo che fuori. Ha recuperato Bakayoko che adesso è diventato un perno insostituibile del centrocampo. Ha inventato Abate centrale. Ha aspettato Conti e poco per volta lo farà diventare padrone assoluto della fascia destra. Ha lavorato così bene su Calabria da averne fatto un titolare fisso della sua zona. Ha dato vigore e fiducia a Josè Mauri per il quale si prospetta un rinnovo del suo contratto con il Milan di almeno tre anni ancora. Ha contribuito alla crescita di Zapata, Musacchio e Castillejo. Sta insistendo su Chalanogliu (in netta involuzione) a tal punto da averne impedito la cessione a gennaio. Ma soprattutto Gattuso è riuscito laddove altri prima di lui avevano fallito. Il Mister ha dato alla squadra una personalità, una identità di gioco e un modo di leggere e affrontare le partite che definire quasi ottimale sarebbe ancora dire poco.

Il centravanti che non t’aspetti, l’importanza di Paquetà


Diciamo le cose come stanno. Il Milan gioca da Milan grazie a due giocatori che ne stanno certificando in lungo e in largo il definitivo salto di qualità: Piatek e Paquetà. Il primo è il centravanti che abbiamo sempre sognato d’avere salvo poi a risvegliarci con l’incubo Higuain addosso. Siamo stati pure fortunati perché l’ex Genoa è un centravanti vero e di tutto rispetto. Il polacco sembra costruito sul marmo. Forte di piede, forte di testa, forte e agile palla al piede. in progressione ricorda, per le movenze con palla o senza un certo mai dimenticato Marco Van Basten. Scusate se è poco! Inoltre partecipa con innata eleganza alla manovra corale dei compagni. Come il Cigno di Utrecht Piatek è implacabile e freddo una volta al tiro. Come il Cigno di Utrecht è temuto dai marcatori avversari. Meno del Cigno di Utrecht ha tutto il meraviglioso “resto”. Van Basten è un dio del calcio. Piatek vede la porta come pochi ed è “cattivo” e voglioso di gol quanto basta. Paquetà è un centrocampista d’attacco costretto, al momento, a giocare fuori ruolo. Ma è forte e dotato di classe immensa e tecnica sopraffina. Entrambi sembra che giochino al Milan da anni. Gattuso sta lavorando per far diventare Paquetà uno dei migliori calciatori brasiliani di sempre. Siamo certi che ci riuscirà.

Claudio D’Aleo.

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