Roma battuta e svolta acciuffata. Il Milan si immerge nel cambiamento

I “Gattuso boys” ce l’hanno fatta. Battendo la Roma hanno allontanato, per qualche tempo, le pastoie di un calendario che difficilmente sarebbe potuto essere più ostico di quello appena esitato. Quando l’ennesimo calice amaro stava per essere “ingurgitato” ecco l’azione che non t’aspetti. Gianni Rivera si “incarna” in Higuain e serve un passaggio al “bacio” in profondità e in piena area di rigore a Cutrone. Patrick, buon “clone” di Pippo inzaghi, si avventa come un predatore su quella palla deliziosa e infilza l’esterrefatto portiere romanista. Eravamo al 95°. In pieno ultimo “supplementare”. Nessuno credeva più alla vittoria. Invece, una volta tanto, un gol allo scadere lo abbiamo fatto e non lo abbiamo subito. “Work in progress”, ragazzi. Adesso nella mischia ci siamo anche noi. Non capiamo come mai Mancini non abbia convocato Cutrone in Nazionale. Stranezze del calcio. Alchimie prive di senso.

La “rinascita” passa da nomi ben definiti

L’Higuain ammirato contro la Roma non è solo un fior di centravanti ma un Campione tirato a lucido e pronto alla bisogna. Che un falcodell’area di rigore come l’argentino potesse servire ad un compagno di reparto affamato di gol almeno quanto lui quella palla magistrale, da cineteca del calcio, non ce lo saremmo mai aspettati. Detto fatto. Un lampo, un gol. Roma piegata, Di Francesco domato. Il Milan ha ripreso a macinare gioco grazie alla inventiva di Chalanoglu, alla verve di Bonaventura, alla potenza di Kessiè, alla classe di Higuain e al fiuto del gol di Cutrone. Bene Musacchio.

Una sorpresa anche per Gattuso. Bene Romagnoli. Bene tutti o quasi. Battere la Roma è stato importante. Non solo per il risultato e il morale ma anche per la consapevolezza che adesso ha questa squadra che sa di non essere inferiore a nessuno e di potersela giocare con tutti. Arriveranno le sconfitte, non solo le vittorie. Ma se saranno sconfitte immeritate come quella di Napoli serviranno almeno per capire che non ci si può fermare davanti a nulla e a nessuno e che riprendersi in fretta dopo una batosta è l’unica medicina possibile.

Di Francesco battuto a centrocampo

L’allenatore romanista, lo stesso che ai tempi di Montella dichiarò di non gradire particolarmente la destinazione Milano sponda rossonera per la troppa confusione che albergava allora da quelle parti, ha subito una mazzata niente male. Gattuso lo ha imbrigliato a centrocampo dove non solo Bonaventura ma anche Biglia ha dettato legge impossessandosi di una quantità industriale di palloni che ha poi diligentemente “smistato” agli avanti per le “competenze” offensive di rito. Biglia ha giocato una delle migliori gare da quando è a Milano. Gattuso a lui non rinuncerebbe mai. Lucas vede il gioco come pochi e sa anche tamponare le azioni avversarie. Bisogna solo dargli fiducia. Aspettare che comprenda come meglio muoversi tra le linee avversarie per poter sprigionare tutti i “lampi” delle sue giocate.

Molti i giovani in rampa di lancio

Non solo Caldara. Anche Conti preme per un immediato rientro in prima squadra. Anche Castillejo. Tutta gente affamata quanto basta e pronta a dare tutto per i nostri colori. Gattuso studia ogni allenamento con una cura maniacale. Il 4-3-3 si alterna con il 4-4-2 e il 4-3-1-2 . Lo scopo è quello di fare in modo che i ragazzi possano amalgamarsi senza difficoltà a tutte le occasioni tattiche che la “quadra” del momento porterà loro a partire dalla prossima gara. Gli avversari vanno studiati e poi imbrigliati. Gattuso sa che le partite si vincono a centrocampo. Ed è per questo che è felice per il ritorno “senza fronzoli” di Biglia in cabina di regia. Biglia è indispensabile per la nostra manovra.

Castillejo ricorda Deulofeu. Forse più tecnico del suo predecessore e più votato agli inserimenti palla al piede in area di rigore. La squadra sta nascendo attorno ad un concetto di gioco ben preciso. E’ messa bene in campo e possiede una organizzazione tattica di tutto rispetto. Il telaio è già buono ma lo sarà ancora di più quando consentirà l’inserimento nello scacchiere rossonero di giocatori senza temere crisi di rigetto. Gattuso sa e Gattuso vede. La squadra comincia ad amarlo e a seguirlo. L’impressione è che questo sarà l’anno della sua definitiva consacrazione.

Claudio D’Aleo

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