“Ray” Raymond Colin Wilkins il “rasoio” rossonero.

Il calcio piange Ray Wilkins.  Soprannominato il “rasoio” per la precisione dei suoi palloni “tagliati”, fu faro e mente del centrocampo nel Milan di Liedholm.

 

Nell’estate 1984 il Milan del presidente Giussy Farina torna a fare acquisti in Gran Bretagna. Dopo la parentesi biennale dello “squalo” scozzese Joe Jordan e la successiva disastrosa di Luther Blissett, se ne apre una nuova con gli arrivi dell’ariete Mark Hateley e del gladiatore dai piedi vellutati Raymond Colin Wilkins, detto Ray.
La carriera di Wilkins è iniziata a soli diciassette anni, nel 1973 con la maglia del Chelsea (in seguito ne diverrà capitano), per poi proseguire nelle file del Manchester United (1979-84). Si distingue per talento e abnegazione. Con grande precisione distribuisce palloni presidiando la zona davanti alla difesa ma sa essere anche una spina nel fianco a livello d’interdizione ed è abile in rifinitura. Con i Reds conquista i primi trofei, la Coppa d’Inghilterra e il Charity Shield diventando pilastro e capitano della nazionale inglese con la quale disputerà in totale due Campionati del Mondo e un europeo. La chiamata del Milan è una lusinga irresistibile e Wilkins saluta Manchester ed entra a far parte della corte del “Barone” Nils Liedholm che ne farà subito il pregiatissimo regista della sua zona passeggiata. I rossoneri cercano il rilancio dopo gli anni bui delle retrocessioni e il gruppo di giovanissimi in rampa di lancio che comprende Baresi, Maldini, Evani e Filippo Galli, può imparare attingendo alla grande esperienza di un compagno di squadra così navigato. Viene soprannominato il rasoio per i suoi “taglienti” e millimetrici cambi di gioco. Talvolta gli viene rimproverato qualche virtuosismo di troppo ma strappa sempre applausi e apprezzamenti agli esteti del calcio.

Al Milan rimane per tre stagioni (dal 1984 al 1987) segnando due reti (entrambe decisive) contro Avellino e Sampdoria nel campionato 1985/’86.

Dopo la lunga agonia estiva dovuta ai debiti non saldati dal “latitante” Farina conclusasi con il Milan salvato dal fallimento dall’acquisto (debiti compresi) di Silvio Berlusconi (che ne diviene presidente), le condizioni tornano favorevoli a un altro anno di permanenza in rossonero di Sir Wilkins. Sarà una stagione transitoria che tra alti e bassi porterà il Milan a qualificarsi per la Coppa Uefa dopo aver vinto un memorabile spareggio contro la Sampdoria ai tempi supplementari. L’annata di “razor” Wilkins sarà altalenante anche a causa di qualche infortunio che impedirà al regista di salutare San Siro all’ultima in casa contro il Como (ormai la sua partenza era data per certa). Chiuderà la stagione e la parentesi rossonera proprio al Comunale di Torino, contro la Samp, all’ultimo minuto di supplementari quando Capello (subentrato a Liedholm) lo inserisce, quasi a voler ingannare il cronometro, per uno stremato Zanoncelli.

Dopo il Milan, l’ormai trentunenne Wilkins viene acquistato dai Rangers di Glasgow (dopo una brevissima permanenza al Paris Saint Germain)  trovando ancora il modo di dire la sua sul campo e aiutando la squadra a conquistare uno splendido campionato (1989) a spese dei rivali del Celtic. Nell’estate del 1989 torna in Premier League, al QPR per sei stagioni, prima di tentare numerosi rientri in squadre minori, lottando contro l’età, i guai fisici e un ritiro sempre rimandato a data da destinarsi.

Il calcio giocato finisce per lui nel 1997, a oltre 41 anni. Innamorato del calcio (oltre che della sua famiglia), lega la sua immagine nuovamente al Chelsea dove tutti noi lo ricordiamo al fianco di un altro storico rossonero: Carletto Ancelotti.

Qualche eccesso (molto british) nei vizi e le energie spese in mille battaglie sui prati verdi presentano spietatamente il conto nel marzo scorso  quando viene colpito da un infarto. Ray combatte anche questa battaglia con tutte le sue energie ma purtroppo non è sufficiente. L’annuncio della sua morte, il 4 aprile  al St.George Hospital of Tooting, è un brutto colpo nel mondo dello sport e un triste lutto per molti rossoneri (Baresi, Maldini, Galli, Tassotti solo per citarne alcuni) che lo hanno avuto come compagno di squadra e amico e per chi, come molti tifosi over 40, quel cuore lo ha visto battere in campo e spendersi per i colori del diavolo.

Anche se la sua vita finisce qui e a proseguirla per lui saranno Ross e Jade, i figli avuti dalla sua compagna Jackie, chiunque abbia amato il calcio indimenticabile degli anni ottanta non potrà mai dimenticare le “rasoiate” del carismatico Wilkins che sono parte della storia dello sport e dei nostri ricordi rossoneri più belli.

 

Enrico Bonifazi

(Fotografia dal Web)

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