Gianluca Gaudenzi: l’uomo last minute anche se quella volta nel derby del 91’…..

Sacchi si ricordò di lui e lo portò nell’oro rossonero.

L’identikit. Nasce a Riccione tre giorni dopo Natale risultando in campo come nella vita appartenente alla dinastia dei capricorni, un gentleman prestato al calcio vista la prestanza fisica (1,80 x 75 kg). Da giocatore è un centrocampista di grande generosità, una sorta di maratoneta in campo. Dotato di buona velocità, spinge prevalentemente sul settore centro–destro e in fase offensiva. Inoltre se c’è da andare al tiro da fuori non si fa certamente pregare. Centrocampista di sostanza,  non ha buon feeling con il gol, il suo record rimane di cinque centri in quel di Rimini ad inizio carriera. In rossonero, colleziona ventidue presenze ufficiali senza mai conoscere la gioia di una marcatura. Gioca gli ultimi otto minuti della coppa intercontinentale per gioire dell’impresa rossonera.
Esplose a Rimini. Un altro discepolo di Sacchi e di provenienza romagnola. E’ biondo anche lui ma certamente non come Angelo Colombo che brillerà nel suo periodo milanista al contrario di Gaudenzi che vestirà il rossonero per una sola stagione; giusto il tempo di alzare una Supercoppa Europea e la terza Intercontinentale. Arriva da Riccione, classe 1965 e di mestiere fa il mediano. Sacchi lo vide crescere nella sua città nativa per poi portarlo con sé a soli 8 km di distanza, in quel di Rimini. Gianluca a soli 16 anni veste la casacca biancorossa per ben 26 incontri totalizzando cinque reti.  Impiegato come punta, viene subito notato dal Brescia che lo acquisterà a fine stagione. Ma Gaudenzi si mostra allergico al clima abitudinario, infatti in carriera,  indosserà ben 14 casacche diverse, quella del Pescara in due occasioni, dove nella prima  tappa bagna  l’esordio  in serie A sotto la guida tecnica di Giovanni Galeone, altro maestro del calcio, specie quello offensivo. Nel biennio in Abruzzo mette in cascina 60 presenze arricchite da tre reti. Il giocatore però non convince e viene spedito al Monza in serie B dove trova anche il futuro juventino Pierluigi Casiraghi. Dopo una sola annata lascia la Brianza e si trasferisce in terra scaligera a Verona, mettendosi in mostra da titolare con due reti all’attivo.

L’arrivo in rossonero. Il Milan che cerca di svecchiare il proprio organico,  nella stagione 1990-1991 saluta Angelo Colombo nella linea mediana e acquista il suo cartellino. In rossonero si mette in mostra nella gara esterna contro la Lazio (1-1) risultando tra i migliori e nel derby di ritorno (0-1) contro l’Inter, suo il passaggio in direzione Van Basten, per la battuta vincente dell’olandese macchiata dalla deviazione di Battistini. Gaudenzi nel Milan risultava essere l’uomo degli ultimi minuti, poche le gare da tirolare ma sicuramente mai banale la sua presenza in campo. Con i rossoneri non riuscirà mai ad andare a bersaglio.

Il proseguo e fine carriera. Con l’abbandono del suo mentore Sacchi e l’approdo di Capello, Gaudenzi viene ceduto al Cagliari. Due anni in terra sarda arricchiscono il proprio bagaglio d’esperienza conquistando sotto la guida di Carlo Mazzone una clamorosa qualificazione Uefa. Il centrocampista  lascia definitivamente la massima serie per fare ritorno a Pescara. Rimane in cadetteria alcune stagioni vestendo tra l’altro la maglia della Lucchese con la quale sfiora la promozione in serie A. Nel proseguo si riavvicina a casa vestendo le maglie di Modena, Cesena e Fano, del quale diverrà successivamente allenatore vincendo un campionato di serie D per poi ripetersi ad Ivrea.

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