Angelo Carbone. Dalle ragnatele tolte nel sette di Brugge alla conquista di Atene.

L’approdo. Negli anni 90’ L’Italia continua ad essere il campionato più difficile al mondo ricco di giocatori interessanti utili per la nazionale e di talenti sconosciuti che si affacciano per la prima volta nel pianeta serie A. Il Milan dopo aver pescato in Puglia, nel Bari, lo stantuffo Angelo Colombo,  continua ad acquisire l’olio buono, quello che strappa ai galletti biancorossi il centrocampista Carbone. Di nome,  il classe 68’ fa come Colombo, Angelo e forse anche per questo Sacchi lo volle fortemente in rossonero. Dopo essersi messo in mostra nella sua città nativa, arriva in un Milan che per due anni di seguito si aggiudica la coppa Campioni. Fa tempo a salire sull’ascensore che conduce alla terza coppa Intercontinentale e alla seconda supercoppa Europea, mettendo in cascina ventisette presenze arricchite da una rete.

La gemma. Dopo la gara d’andata di Coppa Campioni tra Milan e Bruge terminata sullo zero a zero, i rossoneri sono attesi in Belgio  all’Olimpya Stadion. Quindici giorni prima il Milan non riesce a sfondare il muro belga, ci prova in terra nemica bucando ad inizio ripresa la difesa locale; quando Carbone dal limite dell’area indovina il tiro vincente che s’insacca nel sette alla sinistra di Verlinden.  Sarà il gol qualificazione che condurrà i rossoneri alla doppia sfida con l’Olympique Marsiglia.  

Exploit mancato. Angelo Carbone gioca titolare il ritorno di Supercoppa Europea e la finale d’Intercontinentale. Faticatore di centrocampo, mediano di passo e disinvolto negli inserimenti, ma con qualche pecca nell’applicazione tattica e nella partecipazione corale alla manovra e per Sacchi questa era una cosa fondamentale, tanto da preferirgli, in certe domeniche in cui osava cambiare uno degli intoccabili, il compagno Gaudenzi.

La carriera. L’anno dopo con l’arrivo di Fabio Capello sulla panchina rossonera, viene spedito in prestito al Bari. Terminata la stagione, nell’estate del 1992 si trasferisce al Napoli in prestito con diritto di riscatto. In maglia azzurra è protagonista di ottime prestazioni ad inizio campionato che gli consentono di essere convocato (dal CT, suo ex allenatore Arrigo Sacchi) e di esordire in Nazionale il 23 settembre 1992 nella gara amichevole contro lo Zurigo. Dopo questo exploit personale il Napoli  a fine campionato non esercita il diritto di riscatto, e così ritorna al Milan, con il quale vince lo scudetto e la Champions League nel 1994 da comprimario. In questa annata si segnalano quindici presenze complessive e una sola rete, in coppa Italia al Vicenza nell’andata del primo turno.

Persa la chance rossonera, da allora comincia a girovagare in numerose società, disputando 10 campionati consecutivi in serie A. Uno dei più brillanti rimane quello disputato a Firenze nell’annata 94-95 in cui da titolare sigla quattro reti, una delle quali nella partita che lancia Del Piero nel panorama nostrano con una prodezza balistica che colma una trionfale rimonta (3-2) bianconera.  Juventus, Padova, Reggiana e Bari le sue vittime. Atalanta e  Piacenza al giro di boa. Milita per 4 anni nel campionato cadetto, fino a concludere la propria carriera in serie C1 nella Pro Patria. In rossonero segnaliamo la grande amicizia che lo lega a Paolo Maldini.

Foto Carbone: Studio Buzzi

Le marcature di Carbone con la maglia del Milan visibili ai seguenti link:

 

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