Da Strinic a Suso

(di Claudio D’Aleo) Ivan Strinic sarà il primo acquisto estivo del Milan 2018-2019. Il laterale croato sinistro della Sampdoria è stato “bloccato” da Mirabelli. Si trasferirà a Milanello a partire dal prossimo giugno. L’accordo tra le parti è ormai raggiunto. Strinic è il primo colpo a “parametro zero” della nuova Proprietà cinese. Prenderà in “rosa” il posto di Antonelli. Luca andrà altrove. Per lui si parla di un interessamento della Fiorentina.

Con Strinic il d.s. Mirabelli consegna di fatto a Gattuso (o a chi per lui) una pedina basilare per completare la “batteria” dei terzini. Conti e Calabria a destra. Rodriguez e Strinic a sinistra. Detto, fatto. Incerto il futuro di Abate. Gattuso vorrebbe tenerlo ma non è escluso che sia proprio Ignazio a chiedere di andare via. Vedremo.

Da Strinic a Suso il passo è breve. A Udine lo spagnolo ha incantato con un gol che definire da cineteca sarebbe riduttivo. Un tiro da fuori area all’incrocio die pali che non ci stancheremmo mai di vedere e rivedere. Chiunque volesse giocare al calcio dovrebbe guardarlo con attenzione.

Il Milan a Udine ha convinto anche per il gioco. Meglio tardi che mai. Ad uno ad uno i pezzi pregiati della scorsa campagna acquisti si stanno rivelando per quello che è il loro effettivo valore. Non fosse stato per Andrè Silva autore dell’ennesima prova “senza arte né parte”, oggi parleremmo di un Milan rinato se non addirittura “parzialmente guarito”.

Andrè Silva ha le movenze del fuoriclasse ma gioca da “coniglio bagnato” (tanto per parafrasare il mitico Avvocato Gianni Agnelli). Non ha ancora capito il calcio italiano. Deve svegliarsi. Motivi di conforto ne troviamo a iosa. A Udine non saranno tante le squadre capaci di imporre il proprio gioco. Né di fare punti. Mai agevole uscire indenni dal “Friuli”. Oddo sta facendo un buon lavoro. Ha saputo dare corpo e sostanza a idee tattiche e schemi prima rimasti “in sospeso”.

Nei primi 45 minuti i “Gattuso boys” si sono disimpegnati più che bene. Geometrie attente, verticalizzazioni, il giusto “pressing” nelle zone nevralgiche del campo, azioni ad ampio respiro e tantissima buona volontà. Unico neo: il gol. Capiamo Gattuso. Nei suoi panni avremmo forse fatto lo stesso. Cioè dare fiducia ad Andrè Silva. Col portoghese non ci sono alternative. O lo fai giocare o lo metti ai margini della “vita” della squadra.

A “freddo” avremmo fatto giocare Cutrone. Senza alcun dubbio. Cutrone deve giocare. O dall’inizio o entrando nei secondi 45 minuti di gioco, Patrick sa essere devastante. Alla sua età non è da tutti riuscire a cambiare il volto di una partita. Lui ne è capace. Lui questo ce l’ha scritto nel DNA. Cutrone è un Campioncino a tutto tondo. Merita di disimpegnarsi da centravanti titolare del Milan.
Rimaniamo in attesa del miglior Kalinic. Il croato sa giocare al calcio e sa segnare. Certo, il Milan non è una squadra qualsiasi. Ma se ti chiami Kalinic e sei il centravanti della nazionale croata qualcosa vorrà pur dire.

Biglia gioca “sporco” e le sue geometrie, seppur non nitidissime si scorgono sotto traccia. A poco a poco Lucas si sta impadronendo del gioco e della manovra milanista. Calma e gesso. Ancora qualche partita e rivedremo il delizioso regista della Lazio. Almeno ce lo auguriamo.

Il gol subito da Donnarumma è di quelli che fanno “ridere i polli”. In “gergo” si dice così. Pazienza. Gigio è sempre Gigio. Anche a Udine ha salvato un paio di volte la nostra porta da “capitolazione” pressoché certa. E’ un risultato (l’1-1) che all’inizio tutti quanti avremmo sottoscritto. A partita conclusa fa un po’ male, ma bisogna accertarlo. Il Milan ha giocato bene. Le fasce laterali convincono sempre di più.

E’ dalle fasce laterali che nasce e si alimenta la forza propulsiva della squadra. Bonavenrura mezzala convince partita dopo partita. Jack sta tornando il grande giocatore che tutti quanti ricordiamo. Chalanoglu sbaglia davanti alla porta ma è in crescita. L’obiettivo è arrivare al derby del 4 marzo in condizioni quasi ottimali. La squadra merita fiducia. Il tecnico anche. Il gioco sgorga sempre più armonioso. I giocatori non si pestano più i piedi come prima ma fanno “blocco” tra loro e si aiutano a vicenda. Le distanze tra i vari reparti sono minime proprio come pretende l’allenatore.

Certo. Da un momento all’altro potremmo passare dalle stelle alle stalle. E’ già successo. Sappiamo cosa vuol dire. Ma adesso lasciateci sognare. Non lo facciamo da tempo.

Claudio D’Aleo

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