Progetti, da Galliani ad oggi: intanto Gattuso cerca la riconferma

(di Claudio D’Aleo) Progetti. Sempre progetti. Ne sentiamo parlare dai tempi di Leonardo, ancora c’erano Galliani e Berlusconi. Fortune alterne, certo. Ma non solo. Mai che ne sia attecchito uno. Uno valido su tutti. Uno solo. Niente.

Anche a quei tempi (era il 2010 n.d.r.) il mercato era nelle mani del buon Adriano (alias Galliani). Un volpone senza eguali che ci ha regalato gioie e vittorie senza numero e fine ma anche tribolazioni fuori da ogni logica sportiva.

Qualcuno non ha ancora digerito l’uscita dei rossoneri dal Velodrome di Marsiglia a causa di quei riflettori … spenti. Era il 20 marzo 1991. Si giocava Marsiglia – Milan. Ottantottesimo minuto. Semifinale di ritorno di Coppa Campioni. Galliani ritirò la squadra sull’ 1-0 per il Marsiglia imputando la decisione alla mancanza di visibilità. Il Milan perse quella partita 3-0 a tavolino e fu squalificato per un anno da tutte le competizioni europee.

Volendo cercare il pelo nell’uovo, che pure ci sta, gli ultimi progetti targati Galliani hanno fatto uno peggiore fine dell’altro. Il buon Adriano, vecchio “parafulmini”, ha sempre incassato da vero Maestro quale è e fatto spallucce. Anche di fronte alle figure più barbine possibili…. Cravatta gialla e sorrisi “celestiali” a illuminare il Mondo. Un Mito. Marsiglia, certo. Ma anche Josè Mauri o Roque Junior o Bruno N’Gotty. O Bertolacci. O Dario Smoje.

Fate voi. La scelta è ampia. Galliani è stato l’unico dirigente al Mondo in grado di costruire squadre (discrete) senza denari. Va detto pure questo. Quando hai soldi prendi Gullit e Van Basten. Quando hai le tasche vuote prendi “Tatao”. E’ il calcio. Prestiti e parametri zero a “go go “e il Milan era fatto.

E questo in barba a tutti. Un grande, Adriano Galliani. Uno dei migliori dirigenti sportivi in senso assoluto. Casse vuote e bilanci in perdita come rubinetti ci hanno fatto dismettere poco per volta autentici Campioni come Darmian, Cristante, Petagna, Verdi, oggi ambiti e inseguiti da tutti. Il nostro è sempre stato un vivaio florido. Basti ricordare Baresi, Costacurta, Maldini, Albertini. Come sarebbe oggi il Milan con quei giovanotti progressivamente passati ad altre squadre?

Verdi sta andando al Napoli. Petagna e Cristante stanno furoreggiando a Bergamo. Darmian è un Nazionale inamovibile. Chissà. Il vero progetto, l’unico, sarebbe stato tenerli. Impossibile per quel Milan. Se di progetto è lecito parlare non possiamo non parlarne ora.
230 milioni di euro spesi nella campagna acquisti ultima scorsa dalla nuova dirigenza non potevano né possono passare inosservati. L’obiettivo era e rimane uno soltanto: quello di dare corpo ad un giusto “mix” di giovani e anziani. Un gruppo in grado di rendere la squadra competitiva in Italia e nel mondo per i prossimi anni. Nessuno pensava alla bacchetta magica, certo, ma neppure a un ritardo così importante. C’è voluto tutto il girone di andata e una testa saltata (Montella) per vedere il Milan, questo Milan, finalmente decollare. Ora siamo lì, quasi a ridosso delle posizioni che contano. Testardi come siamo non ci pensiamo minimamente a mollare.

Stranezze e parabole del calcio. Mai abbassare la guardia. La batosta è sempre dietro l’angolo. Gattuso docet. Ieri il Milan era nella polvere e l’Inter e la Roma sugli altari. Spalletti e Di Francesco gongolavano e non facevano altro che compiacersi a vicenda per quei successi e per quelle grandi e belle squadre(le loro) che così bene giocavano e vincevano. La stampa sportiva inneggiava all’Inter e alla Roma vere antagoniste, le uniche, di Juventus e Napoli.

Oggi la musica pare cambiata. Inter e Roma arrancano. Spalletti invoca l’acquisto di un centrale e si dispera per la pochezza della rosa per lui (adesso) inadeguata. Ma non erano pronti per lo Scudetto? Di Francesco lo segue a stretto giro di posta. La Roma, la sua Roma, pare essersi imbrigliata. Sparita. Che succede? Chi sta resuscitando è proprio il Milan targato Gattuso. Uno che a perdere non ci sta neppure quando gioca a Subbuteo.

Gattuso ha infilato un filotto di risultati positivi niente male. Il tutto addolcito dalla vittoria sull’Inter nel derby di Coppa Italia. Vedere Cutrone infilzare Handanovic nei tempi supplementari dopo avere uccellato Skriniar è stato un sogno divenuto realtà. Impossibile dimenticare.

La vendetta è un piatto che si consuma freddo. Il Milan occupa la dodicesima posizione in Classifica. Punti 28 con Udinese, Torino e Fiorentina. Distiamo 14 punti dall’Inter e 11 dalla Roma quinta in Classifica. Juventus (50 punti) e Napoli (51 punti) giocano, al momento, un altro Campionato. Abbiamo realizzato 25 gol e ne abbiamo incassati 27. Stiamo recuperando i migliori giocatori in “rosa” (Bonucci e Biglia, n.d.r.). Ora tocca ad Andrè Silva, Musacchio e Kalinic.

Il Milan li aspetta. Mirabelli ha avuto parole di forte elogio per il centravanti portoghese sponsorizzato da Cristiano Ronaldo. “Rimarrà al Milan per molti anni ancora” ha chiosato il d.s. milanista. Il compito di Gattuso è tracciato e non da ora. Valorizzare ogni singolo calciatore del Milan e puntare con decisione all’Europa che conta. Ringhio è uno tosto. Sa che in ballo c’è la panchina del Milan. La sua casa. Conoscendolo, darà tutto se stesso per non abbandonarla.

Claudio D’Aleo

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