L’urlo di Leo e il Milan va!

Scontata ma difficile la vittoria dei rossoneri contro un Crotone ben messo in campo dal nemico di sempre Walter Zenga.

Il SORRISO.  Sulla carta vedendo e mettendo la tradizione storica delle due squadre a confronto sembrerebbe tutto a portata rossonera. Ma non è così. Almeno per ora. Il Milan va, si prende tre punti all’italiana giocando con una squadra per sei undicesimi appartenente alla  bandiera nostrana. La partita vista la gara di andata sembrerebbe a portata di mano; dato che il Natale è stato indigesto, all’Epifania il Milan vorrebbe regalarsi un sorriso di fine feste e il primo nel nuovo anno. La squadra di Gattuso domina l’avversario per 70’ minuti, eseguendo un ottimo palleggio e possesso palla che porta al tiro anche il più spento  sul rettangolo di gioco, un certo Lucas Biglia. L’argentino si mostra ancora lontano dalla forma migliore ma quantomeno inizia a prendere feeling con la porta. Solo Cordaz evita al centrocampista la prima gioia in stagione. Prova opaca per Buonaventura, troppo spento per essere vero, ci pensa Calhanoglu a deliziare il palato dei presenti a San Siro con lanci spettacolari ad aprire il campo per le sortite offensive di Suso. Quando la luce non arriva sulla destra è il turco ad illuminare d’immenso il gioco, arrivando anche alla conclusione. Cutrone, spalle alla porta, gioca la partita di Firenze, ma recupera palloni a non finire aprendo il gioco per le discese dei compagni, dove Calabria, sotto la cura Gattuso ha voglia di dimostrare di non essere un altro oggetto misterioso come lo fu un tale De Sciglio, oggi alla Juventus. Dopo diverse conclusioni, possesso palla notevole, il Milan blinda la vittoria con Leonardo Bonucci. L’ex Juve segna il primo gol in maglia rossonera, cosa che non  capitava dalla finale di Coppa Italia tra Lazio e Juventus dello scorso maggio. L’uscita di Cordaz è da rivedere, la prontezza di Bonucci, serve ad immortalare il momento per i fotografi dietro la porta.  Ci sarebbe spazio anche per il raddoppio. Kessie corre per dieci, ma come tutti i giocatori africani, ancora non riesce a dosare le giuste forze risultando spesso impacciato al momento della conclusione e nel fornire traversoni invitanti ai compagni. Zenga raccolta la segnalazione del Var, con conseguente  gol annullato al Milan, decide di inserire le pedine offensive per scardinare la retroguardia rossonera che soffre i centimetri di Simy e la freschezza di Trotta oltre che le incursioni dell’ex primavera Crociata. Ma nulla da fare, porta che rimane inviolata (ci mancherebbe!) e vittoria meritata per i rossoneri che tra tiri in porta e fuori, sfiorano quanto fatto vedere all’andata col medesimo avversario, quando in quell’occasione il possesso palla fu a loro favore con un mostruoso 80%. Buona la prima verrebbe da dire, peccato che non c’è stata quella continuità voluta, quella continuità che cerca di ottenere Kalinic (entrato nel finale) che nel gioco del Milan risulta un autentico forestiero. A  Firenze la squadra giocava per lui, per un unico terminale offensivo, a Milano basterebbe rincorrere quel pallone e gettarla dentro come faceva di testa (sua arma migliore) un certo Oliver Bierhoff. Nel frattempo Andrè Silva  scalpita, Gattuso ammette che anche per colpa sua non sta lasciando spazio al portoghese e che lo vedremo presto in campo. Nel dopogara Mirabelli, svela di ricercare nuovi talenti nel mercato argentino e brasiliano mettendosi le mani nei capelli quando c’è chi  (come lui) ha speso   220 mln di euro per undici giocatori chi invece né spende  160 per uno soltanto. Meglio meditare, nel mentre c’è chi nel resto del campionato, tolte le prime due della classe, si reca a Roma non più per vedere il Papa ma bensì Papu Gomez. In Lombardia, a pochi km l’Atalanta insegna come fare mercato con il minimo sforzo giocando bene dietro un progetto serio. Chapèaux!

Daniele Manuelli

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