La parola alla difesa: Gattuso, bandiera giusta al Milan nel momento sbagliato

(Di Claudio D’Aleo) Non era questo l’impatto che Gennaro Gattuso si aspettava di vivere al Milan. Lui, una “bandiera”, chiamato al “capezzale” d’una squadra, il suo Milan, in forte crisi. Nessuno ha ancora capito di che male soffra la compagine rossonera.

Montella alla fine ha dovuto arrendersi. Da un modulo all’altro non ci ha capito più nulla. Lui, “Ringhio” Gattuso, non ci sta. Per lui scendere in campo è tutto. Non ama arrendersi. Da buon guerriero ha scelto la lotta. Ha deciso di vendere cara la pelle. Vuole tentare di salvare il salvabile. Lungi da lui l’idea di abbandonare il Milan al suo destino. Anzi. L’intento è quello di raddrizzare una stagione nata male ma pronta a finire peggio.

Gattuso sa che a giugno gli diranno “grazie” e consegneranno il Milan a Conte. Ma lui è fatto così. Non demorde. E’ testardo. Generoso. Se sceglie una strada la percorre fino in fondo. La vita riserva di queste sorprese. Piaccia o non piaccia, la patata bollente è passata nelle sue mani.

Da Montella a Gattuso finora è cambiato poco. E’ passato troppo poco tempo. Né potrebbe essere altrimenti. Il lavoro di Gattuso non può essere giudicato adesso. Il Milan rimane una squadra in grande difficoltà. Assolutamente priva di gioco e di identità “agonistica” rilevante.

Lui, Ringhio, sostiene di non essere Padre Pio. I miracoli non sono né sarebbero roba sua. Poche partite sono bastate per rendersi conto dell’assoluta serietà del problema e per mettere, in qualche modo, le mani avanti. Al limite si può tentare di mescolare più volte il mazzo alla ricerca dell’alchimia giusta. Ecco. Si può fare questo. Speriamo bene. L’impegno e la volontà per portare il Milan in alto non mancano.

Lo “score” di Gattuso lascia perplessi. Quattro i punti racimolarti in campionato. Il pareggio a Benevento; la vittoria interna con il Bologna; la solita umiliante “waterloo” in quel di Verona. Zero punti in Europa League (da annotare la sconfitta per 2-0 sul campo del modesto Rijeka); tre quelli conquistati in Coppa Italia sempre contro il Verona di Pecchia (3-0 a Sa Siro). Preoccupa la mancanza assoluta di spina dorsale. La squadra non gioca con la rabbia agonistica che dovrebbe sprigionare ad ogni partita.

I giocatori, che presi ad uno ad uno sono autentici Campioni, giocano da comprimari e non da protagonisti. Questo fa “disperare” ancora di più chi li allena. Gattuso non è certo uno che le manda a dire. Fossimo nei giocatori cominceremmo a temere per il posto in squadra. Lui, Ringhio, ci mette la faccia. Soffre e non esplode per ragioni di “bandiera”.

Ma già contro l’Atalanta si aspetta anche lui una precisa reazione da parte di ogni componente la rosa rossonera. Squalificato Suso la grande occasione capita a Chalanoglu. Il turco non dovrà deludere. Nessuno mette in dubbio la sua classe e le sue qualità. Ma ora è arrivato il momento di timbrare il cartellino e di lanciare un segnale forte e preciso. Il Milan ha assoluto bisogno di Chalanoglu. Ma anche di Biglia, di Andrè Silva, di Kalinic, di tutti.

L’Atalanta è una brutta bestia. Gioca un calcio sfavillante e non offre punti di riferimento all’avversario. Corrono tutti come “indemoniati” dal primo all’ultimo minuto e di fronte alle difficoltà centuplicano ogni sforzo. I bergamaschi sono tremendamente in forma e in grado di battere chiunque.

Tutto il contrario dei “Gattuso boys “mentalmente” fragili e con le gambe ancora “molli”. Non sarà facile sconfiggere gli orobici. Ci vorrà il Milan migliore. Già: il Milan migliore. Dov’è? Petagna e Cristante già pregustano il loro momento di gloria. Mandati via troppo presto (come Darmian e Verdi) non aspettano altro che infilzarci come “tordi”. Mica difficile.

La nostra difesa fa acqua da tutte le parti. Anche un cieco, oggi, troverebbe l’incrocio dei pali alla destra (o sinistra) di Donnarumma. Fragili e sfortunati. Trasformiamo tutti nel “Real Madrid” di turno. Non è certo questa l’alchimia giusta. Quella desiderata da Gattuso. Il tempo passa e ila Classifica ci penalizza sempre più.

Gattuso sa che non può sbagliare e lo sanno anche i giocatori. Ci attendiamo una reazione veemente da parte di tutti. La maglia del Milan non è una maglia qualunque. Gattuso lo avrà già detto migliaia di volte ai suoi giocatori. Battessimo sia l’Atalanta che la Fiorentina tireremmo tutti quanti un grandissimo respiro di sollievo.

Allora sì che Gattuso avrebbe trovato l’alchimia giusta. Intanto oltre a Chalanoglu tanto ci aspettiamo da Cutrone uno che incarna quello spirito “guerriero” che Gattuso vorrebbe vedere in ogni suo giocatore. Cutrone ha tutto San Siro pronto a sostenerlo. Dopo Donnarumma, Calabria e Locatelli ecco un altro prodotto del nostro eccellente vivaio pronto a splendere di luce propria. Se son rose fioriranno. Ma intanto battiamo l’Atalanta. Meditate, gente. Meditate.

Claudio D’Aleo

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