Via Montella inizia l’era Gattuso: squadra “nuova” con vista verso l’ Europa

(Di Claudio D’Aleo) L’avvicendamento di Vincenzo Montella in favore di Gennaro Gattuso era nell’aria. Studiato nei minimi particolari va considerato un provvedimento drastico ma necessario. Oseremmo dire indispensabile.

Il rapporto tra Montella e i tifosi era giunto ai “minimi” storici. Quello con la Proprietà pure. Fassone e Mirabelli ci hanno pensato su tante volte. Riunioni sofferte, stati d’animo improntati all’insofferenza, pazienza a “iosa”. E conferme, tante conferme per Montella. Poi, come in tutte le vicende e le storie della vita, qualcosa si inceppa e si finisce col perdere la “bussola”. La voglia di cambiare un “percorso” ormai indigesto prende il sopravvento e il foglio di “via” è bello e preparato. Detto fatto.

La svolta tanto attesa è arrivata. Si volta pagina. La squadra è stata costruita per vincere e divertire, non certo per rendere come una provinciale qualsiasi. L’obiettivo è e rimane l’Europa che conta, non la salvezza strappata con le unghia e con i denti. Q

uesto Milan non poteva piacere. Né al duo Fassone e Mirabelli, né alla Proprietà, né ai tifosi. Alla fine i “magnifici due” hanno deciso. Via l’Aeroplanino dentro “Ringhio”. La panchina passa a Gattuso. Almeno fino a maggio. Poi si vedrà. Conte, Mancini e Ancelotti i nomi già sul taccuino. Vedremo.

Montella va a casa. Gattuso dovrà svegliare la squadra dal “torpore” nella quale è caduta. Dovrà lavorare non solo sulle gambe ma soprattutto sulla testa dei giocatori. L’autostima non si compra al Supermercato. I giocatori del Milan devono rendersi conto che non sono giocatori qualunque ma sono Campioni e progetti di Campioni che giocano nel Milan. E il Milan deve giocare sempre da Milan. Cioè per vincere.

Il Milan che ha pareggiato in casa (0-0) contro un Torino per niente trascendentale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Una prova scialba, incolore e senza attributi davanti a chi di attributi ne ha da vendere: Sinisa Mihailovic. Non si poteva rimanere con le mani in mano.

Le dichiarazioni di Montella hanno fatto il resto. Non si può andare in Sala stampa a parlare di squadra in crescita di fronte dell’ennesima figuraccia registrata a San Siro. Il Milan è una squadra senza gioco, senza carattere, senza identità e soprattutto senza manovra d’attacco. Se hai Andrè Silva e Kalinic non ti puoi permettere il lusso di non segnare mai o quasi mai e di mostrare i paurosi limiti che il Milan ha finora mostrato in fase realizzativa. Se hai questa “Rosa” non puoi permetterti di perdere tutti gli scontri diretti e neppure la Classifica d’una provinciale qualunque. Soprattutto se hai speso oltre 235 milioni di euro per portare il Milan nel “gotha” del calcio italiano non puoi assistere impassibile a spettacoli indegni come quelli visti finora.

Se poi hai questo Cutrone non puoi ignorarlo quasi avessi a disposizione una “scarpaccia” qualsiasi. Patrick è un fior di centravanti. Ha una voglia matta di affermarsi e si vede lontano un miglio. Usa entrambi i piedi e di testa sa il fatto suo. Ha la rabbia e la rapacità di Inzaghi e non molla un pallone neppure se lo minacci. Devi farlo crescere, maturare, non puoi mortificarlo. Il pubblico ama Cutrone e giustamente invoca un suo migliore, più attento utilizzo.

Gattuso è stato chiaro. Cutrone parte alla pari con tutti gli altri. Gattuso giocatore è stato un grande. Gattuso allenatore deve ancora far vedere di che pasta è fatto. Il Milan gli sta dando questa grossa opportunità. Le esperienze vissute e Palermo e Pisa non sono state fortunatissime.

Il “metodo” Gattuso però è quello che al momento ci vuole per questo Milan di “dormienti” ingiustificati in campo. Gattuso è chiamato a dare un gioco e una fisionomia alla squadra. Il Milan tira troppo poco in porta e se non tiri in porta difficilmente vinci le partite. Gattuso dovrà recuperare giocatori basilari e di fondamentale importanza per la manovra della squadra. Ci riferiamo a Biglia ma non solo. Anche a Bonaventura, a Chalanoglu, ad Andrè Silva e Kalinic.

Ringhio dovrà condurre alla definitiva consacrazione Donnarumma, Locatelli, Calabria e lo stesso Cutrone. Proverà a “lanciare” Zanellato. Il Milan di Ringhio dovrà vincere e divertire. Occhio anche a Thiago Dias, esterno d’attacco, uno dei pupilli indiscussi della Primavera ”gattusiana”. Non è escluso che Gattuso possa dargli ben presto una “chance”. Insomma Gattuso di lavoro ne avrà tantissimo da fare. Ma ha in mano l’occasione più unica che rara per legare il suo nome alla rinascita e ai futuri trionfi del Milan anche da allenatore.

Fassone e Mirabelli credono moltissimo in lui. Gli hanno dato la Primavera. Ma il vero ruolo è sempre stato un altro: quello di pungolo per Montella. Adesso si misurerà da allenatore della prima squadra. Uno di quei treni che passa una volta nella vita. Si parla di Mancini, di Conte, di Ancelotti. Se ne continuerà a parlare partita dopo partita fino alla fine del Campionato. Ringhio lo sa. Noi pure. Gli hanno ritagliato il ruolo di “traghettatore”.

Ma sarà difficile per chiunque sollevare Gattuso dal suo nuovo e prestigioso incarico. Ringhio darà tutto se stesso per non “tradire” i suoi estimatori e per rimanere ancorato alla panchina che più di tutte ama e considera sua. I giocatori sono avvisati. Vietato uscire dal campo senza prima avere dato tutto ma proprio tutto quello che hanno in corpo. L’impressione è che con Ringhio si giocherà col 3-4-3. Quello che conta è tornare a vincere. Possibilmente sin da subito.

Claudio D’Aleo

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