Il gusto di esultare

Ed anche questa l’abbiamo sfangata: Milan-Udinese 2 a 1, doppietta di Kalinic e tutti a casa. Rispetto alla gara contro il Cagliari, terminata con identico punteggio, un netto passo avanti, logica conseguenza del risveglio di Montella. Lasciare in panchina i vari Mortovivo, Cutrone e Borini comincia a dare i propri frutti, così come scendere in campo con uno schema molto più adatto alla rosa a dispozione. La vigilia della gara non era stata delle miglori, con l’infortunio, in allenamento come da tradizione rossonera di Conti: arrivederci a 2018 inoltrato, in estrema sintesi ci toccherà sopportare un altro anno di Abate e Calabria, condoglianze a tutti. La formazione è stata un po’ quella annunciata: André Silva giocherà la coppa del nonno d’ora in poi, quindi in avanti la coppia Suso-Kalinic. Lo spagnolo sembra davvero un pesce fuor d’acqua in quella zona di campo: non sa dove mettersi, non sa dove andare a cercare la palla, non sa cosa fare. Immagino ci vorrà tempo ma, come preventivato, in questo nuovo assetto il più penalizzato potrebbe essere proprio lui. Un altro che ci ha capito poco è Bonaventura: di solito mi inalberavo tremendamente con lui perché portava sempre palla senza passarla mai, oggi invece non l’ha proprio vista. Ora, non se il problema sia una scarsa condizione fisica causa infortunio o è proprio il 3-5-2 a non essergli ancora entrato in testa, di sicuro in questo momento Calhanoglu da’ ben altre garanzie, e lo abbiamo visto appena entrato in campo. Dicevamo di Kalinic: prima gara da titolare in campionato, due pere, ed una terza annullata dopo la visione del/della Var. Qui apro una parentesi: sono il primo a gioire dell’intervento della tecnologia in campo, certo è che il tempo delle decisioni è piuttosto lungo ed ora si ha paura praticamente sempre ad esultare, dato che ogni azione in profondità rischia di essere passata sotto la lente di ingrandimento della moviola. Ripeto, ben venga questa innovazione, certo è che un po’ di immediatezza e spontaneità l’ha tolta, anche se a volte ti va bene, basti vedere il gol di Lasagna. Torniamo alla gara: dietro la squadra ancora non mi convince. Bonucci ancora non trova la misure, Romagnoli ha sporcato la solita buona gara con la scemenza del pareggio dell’Udinese, Musacchio sembra almeno avere le idee chiare, nel senso che quando la palla gli capita vicino la butta in tribuna come piace a me. Sulla mediana direi proprio che Biglia è di un altro pianeta rispetto a Mortovivo, al che obietterete voi che anche un macaco privo di un arto farebbe meglio di lui. In realtà l’argentino ha fatto molto bene oggi, e credo che la sua condizione fisica debba ancora crescere notevolmente. Detto già di un inguardabile Bonaventura, Kessie ha regalato la solita gara di sportellate e percussioni: se riuscirà a migliorare nell’ultimo passaggio e nella conclusione ne vedremo probabilmente delle belle. Al momento gli inamovibili di Montella sono proprio lui, Donnarumma (del resto proporre il fratello che prende 1 mln l’anno solo perché è il fratello non è una strada percorribile), Bonucci e, si spera, Biglia. Gli altri credo ruoteranno lungo le settimane, anche se ci auguriamo che in questa ruota non finiscano mai Borini e compagnia. Mercoledì si torna già in campo contro la Spal, poi Sampdoria, coppa del nonno e Roma: da questo ciclo ci renderemo conto meglio del punto in cui siamo. La corsa al quarto posto, perché è inutile nascondersi, sarà davvero complessa quest’anno. Giuve e Napoli a mio modo di vedere sono un gradino (anche una scala) sopra, la Roma ancora devo decifrarla e l’Inter di Spalletti mi sta ricordando quella di Mancini di un paio di stagioni fa, quando iniziò vincendo le prime 5 partite sempre giocando malissimo. Insomma, la concorrenza è molto ampia, ci metterei anche la Lazio, e formata da tutte squadra già abbastanza rodate e che non hanno subito stravolgimenti nella rosa. Andare in Champions sarà dura, a meno che non si vinca l’Europa League, competizione che spero non si sottovaluti (nonostante io continui a definirla coppa del nonno). Probabilmente a livello medio il campionato italiano è più duro di altri, mentre i picchi che raggiungono i top club che partecipano alla champions sono ancora lontati, la settimana di coppa ne è la dimostrazione più lampante. In champions tre partite ed un punto, in Europa League tre vittorie su tre. Sul mercato effettuato dal Milan sento spesso piovere la critica del “si è speso molto ma non è che siano arrivati dei fenomeni”. Verissimo, ma quanti fenomeni vedete in giro? Il discorso l’ho affrontato spesso, il calcio sta diventando sempre più atletismo dilagante e meno tecnica. Se leggo le rose dei top club di 20 anni fa e le confronto con quella attuali, mi metto francamente a piangere. Voi che ne pensate? Sono io che sto diventando vecchio?

 

Alessio Scalzini

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