Passiamo alle cose formali

Lo so, molti di voi pensano che io mi lamenti troppo, e forse hanno ragione, ma anche stasera, nonostante le tante buone notizie provenienti da squadra, dirigenza e mercato, non posso fare a meno di cominciare dalle note dolenti, anzi, dalla nota dolente: vi rendete conto che andiamo ancora girando con Niang? Ogni volta che parte in prestito durante la stagione (ormai da quando è entrato in vigore il trattato di Maastricht) mi auguro che sia la volta buona di non vederlo più, puntualmente poi mi ritrovo deluso. La storia è sempre la stessa: il buon Niang fa qualche buona amichevole, inizia il campionato decentemente (che per lui vuol dire correre senza cadere sul pallone), poi esce fuori in tutta la sua impetuosa scarsezza, fino ad essere mandato via in prestito a calci nel sedere alla prima squadra che se lo prende. Purtroppo le condizioni per il riscatto sono spesso fantascientifiche: se non erro, quella dell’anno scorso al Watford era che realizzasse 9 gol in 6 mesi che, per un attaccante che 9 gol non li ha segnati nemmeno sommando le partite al campetto sotto casa quando era bambino, era davvero una barzelletta. A giugno girava la voce che l’Everton avesse offerto 15 milioni per comprarlo: se avessero scritto che l’offerta era pari a 15 euro non ci avrei comunque creduto. Fatto sta che ci siamo ritrovati ancora una volta il buon Niang in mezzo ai maroni e il copione sembra si stia ripetendo. Ovviamente non credo, a parte quella bella storiella dell’Everton, esistano squadre del globo terrestre disposte a spendere più di 4 noccioline per lui, quindi ci toccherà sopportare la sua presenza per altri 4 mesi almeno. Dopo l’amichevole con il Bayern (che quest’estate ha perso in amichevole anche contro il dopolavoro ferroviario di Barletta) ed una prestazione decorosa (non posso spingermi oltre parlando di Niang) ecco che Montella avrebbe iniziato a meditare se tenerlo o meno. Io spero solo che, con l’arrivo del misterioso nuovo attaccante e la crescita di elementi come Calhanoglu, Niang si accomodi vita natural durante in tribuna accanto al nuovo presidente di mediaset premium, il mai dimenticato zio Fester. Il senso di ingiustizia che mi attanaglia quando guardo a come va il mondo mi stringe in una morsa letale se penso che il geometra, dopo i totali disastri sportivi, economici, finanziari, mediatici al Milan, ha trovato lavoro così velocemente. In parallelo con le sue imprese da dirigente calcistico, non vedo l’ora di assaporare qualche telefilm anni ’60 acquistato a parametro zero o qualche film cecoslovacco doppiato in armeno pagato 20 milioni (Bertolacci insomma). Basta, zio Fester e il Giannino sono il passato, pensiamo al presente e alla nuova dirigenza. Non c’è che dire, siamo partiti con il piede giusto: idee, soldi, ma soprattutto capacità di acquistare i giocatori senza cene e circhi mediatici tipici della precedente gestione. L’unica frase concessa allo spettacolo, in maniera involontaria, è l’ormai famigerata “passiamo alle cose formali” del sex symbol Fassone. Che lavorasse per il Milan già da tempo l’ho sospettato due estati fa quando si scannò a suon di milioni con Fester per accaparrarsi Kondopobbà, riuscendo a spuntarla: grazie Marco, è stato subito amore. La rosa rossonera, dopo questa campagna acquisti, è decisamente migliorata. Non mi ha entusiasmato la vicenda del rinnovo di Donnarumma, pagare sei milioni l’anno un portiere, che tra l’altro deve ancora dimostrare molto di più di quanto abbia già dimostrato, quando nel calcio hanno vinto champions squadre che si sono presentate con Valdes e il figlio di braccio di ferro abbronzato a difendere la porta, dover prendere nel pacchetto anche il fratello che altrimenti si sarebbe annoiato a grattarsi gli zebedei a casa e pagarlo un milione l’anno per grattarseli in panchina, avere ancora a che fare con il pizzaiolo obeso che è come avere un cancro ai testicoli, insomma, ci vedo più robe negative che positive in tutta questa storia. In difesa non mi aspettavo l’arrivo di Bonucci: sull’argomento rimango coerente, nel senso che, nel calcio italiano di qualche anno fa, il buon Leonardo avrebbe sistemato le borracce nelle borse, nel contesto attuale è invece tanta roba, soprattutto un segnale a livello di immagine. Del centrocampo non voglio parlare, mi basta non vedere più Mortovivo aggirarsi per il campo e mi ritengo soddisfatto. Manca qualcosa in attacco, ma la dirigenza ne è decisamente al corrente: attendiamo fiduciosi, stavolta davvero, non come nelle indimenticate tristi estati festeriane dove si attendeva il 31 agosto per ritrovarsi con qualche cesso a parametro zero. No, non voglio più pensarci, passiamo alle cose formali….ahhhhhhhhhhh.

Alessio Scalzini

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