Da Kalinic a Conti, il mercato prosegue

(Di Claudio D’Aleo)

Kalinic come Conti: vuole il Milan. Corvino dovrò farsene una ragione e trovare un accordo con Fassone e Mirabelli.

Donnarumma sì legherà al Milan fino al 2022. Sei milioni di euro per cinque anni con annessa una clausola rescissoria “variabile”. 100 milioni se il Milan andrà in Champions, 50 milioni se non ci andrà. Fine della (triste) storia e amici come prima. Il calcio è questo: “business”.

Una volta le squadre si costruivano attorno ai grandi Campioni. Prendevi un fuoriclasse (ricordiamo i tanti bei Milan “plasmati” attorno a Schiaffino, Rivera e Baresi), gli mettevi attorno tanti giovani di assoluta “caratura” e gregari pronti al “sacrificio” e la squadra era fatta. Si vinceva (talvolta poco) me ci si divertiva parecchio. Erano altri tempi. C’era meno “stress”, più attaccamento alla maglia. C’erano più sentimenti. La vittoria era sì “importante” ma non era certo “ l’unica cosa” che contava. Contava il “gruppo”. Contavano i “colori” per i quali scendevi in campo. Contava la gente.

Era il calcio di Rocco, di Helenio Herrera, di Vykpalek. Di Trapattoni e Gigi Radice. Le avversarie del Milan erano la “solite”. La Juventus di Causio, Anastasi e Bettega; l’Inter di Facchetti, Mazzola e Corso; il Torino di Claudio Sala, Zaccarelli e Pulici. Era un calcio “poetico”, “romantico”, meno “stressante”. Più ricco di “valori”. Le “realtà meno piacevoli” c’erano allora come ci sono adesso ma la maglia era “sacra”. Quasi una seconda pelle. Ogni squadra, “piccola” o “grande” che fosse, si identificava nella sua “bandiera”.

Rivera, Mazzola, Scirea e Claudio Sala sono stati alcuni dei grandi “alfieri” di quel periodo irripetibile consegnato alla “storia”. Si cresceva con pane, salame, “tutto il calcio minuto per minuto” e “90 minuto”. Non c’erano i colossi mediatici e televisivi di oggi ma ai “secondi tempi” di una delle partite di “cartello” in serie A e alla “Domenica sportiva” non si rinunciava mai. Il calcio di oggi è figlio della nostra quotidianità. I “valori” non sono più quelli di una volta. “l’idealismo” lascia il passo al “pragmatismo”. Se non vinci sei fuori dal “coro”. Se hai investito tanto sei quasi costretto a vincere o a “piazzarti” bene.

E’ il calcio degli “sponsor”, dei ricavi, delle TV. Tutto il resto è “contorno. Impossibile “derogare”. I grandi investimenti dettano legge. “Tecnica” e “classe” non bastano più. In campo si vince con i Campioni, con il “gruppo”, con le idee. Soprattutto con i “capitali”. Difficile (ma non impossibile) oggi che uno scudetto possa andare al Verona (anche se il Leicester insegna il contrario). Un solo fuoriclasse per squadra non basta. Ne servono almeno uno per reparto. E di quelli “buoni”. Di quelli che fanno la “differenza”. Non bastano 11 titolari ma ne servono almeno 25. Si inizia a giocare ad agosto e si finisce a giugno. Le TV dettano legge.

Il Milan è la dimostrazione più nitida di quanto suddetto. Gli ultimi anni di Berlusconi e Galliani sono stati giocoforza deludenti. Pochi investimenti (alcuni dei quali non “appropriati”), tante idee, tanti buoni sentimenti ma pochissimi quattrini. Almeno cinque gli anni buttati alle ortiche per assoluta mancanza di capitali e di acquisti adatti al “blasone” e alla “bisogna”. L’ultimo grande “colpo” in ordine di tempo reca il nome di Alessio Romagnoli. Non a caso uno dei pochissimi a salvarsi dalla grande “rivoluzione” cinese tuttora in corso.

Il Milan 2017/2018 avrà almeno 9 giocatori nuovi. La “Proprietà”, Li Yonghong in testa, sta tenendo fede a tutti gli impegni presi. Bisogna dargliene atto. Fassone e Mirabelli si stanno “spendendo” in lungo e in largo per rinforzare la squadra in ogni reparto e consegnare sin dal subito a Montella un gruppo giovane, forte e competitivo. Un “team” capace di durare nel tempo. Il “fondo” Elliott collabora con la nuova Proprietà. La “sostiene”. Però servono i “risultati”. Ergo piazzamento nei prossimi primi tre posti in Campionato e qualificazione alla prossima Champions League. Da qui non si passa. Il Milan ha già acquistato Musacchio, Rodriguez, Kessie, Andrè Silva, Borini e Calhanoglu.

E’ in dirittura d’arrivo l’acquisto di Conti dall’Atalanta. Poi sarà la volta di Kjaer dal Fenerbache (difensore centrale), di Kalinic dalla Fiorentina (centravanti), e di Biglia dalla Lazio (centrocampista centrale). Per quest’ultimo Lotito dovrà ridurre le sue pretese. Il calciatore è forte ma ha già 31 anni. Se il patron della Lazio non mitigherà le richieste, Fassone e Mirabelli dirotteranno le loro attenzioni su Marco Benassi, regista del Torino e dell’Under 21 italiana oppure su Krychowiak del PSG. Giocatori già “bloccati” ma rispetto ai quali bisognerà trovare l’accordo con le squadre di appartenenza.

Terminate le acquisizioni bisognerà giocoforza sfoltire la rosa. In parecchi andranno via. Una squadra intera. Non sarà semplice. Il nuovo Milan di Montella sarà ancora più “camaleonte” del solito. Difesa robusta, centrocampo solido ma con “inventiva”, attacco frizzante e senza punti di riferimento “precisi”. 4-3-3 ma non solo. Anche 3-5-2, 4-4-2 e 4-3-1-2. Molto dipenderà dagli avversari e da come si schiereranno in campo. Di sicuro sta iniziando un nuovo ciclo. L’auspicio di tutti è che anche questo possa essere bellissimo. Magari come quello “berlusconiano”: splendido.

Claudio D’Aleo

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