Mario Jardel: la bestia nera del Diavolo

Mario Jardel: brasiliano lento ma cecchino d’area un talento finito male

Mario Jardel: la doppietta con il Porto con cui sconfisse i rossoneri nel gironcino di Champions League a San Siro. Inizio così l’epopea del brasiliano

Il nome Mario Jardel sarebbe da accostare alle meteore. In Italia arrivò ad Ancona con 20 kg di troppo e in una squadra ormai rassegnata alla retrocessione. In Europa – specie con il Galatasaray – segnava sempre al Milan a cui fece goal anche nella storica vittoria del Porto a Milano nell’annata 96-97.

Sono sicuro che leggendo questo nome in molti avranno pensato “…e questo chi diavolo è ?” . In effetti Mario Jardel Almeida Ribeiro non è una di quelle facce che illuminano i ricordi quando si parla di calcio . Un brasilianone alto e massiccio , lento e marpione , assai poco spettacolare ma molto molto concreto . Sferra i primi calci al pallone nella sua terra , il Brasile ed essendo dotato di ottima tecnica individuale , conquista il posto nel Vasco da Gama e nella nazionale Under 20 con la quale trionfa al campionato del mondo . Nel 1996 , dopo una parentesi con il Gremio , passa al Porto dove , appena superati la saudade ed il difficile impatto con il calcio europeo , prende a segnare gol a grappoli raggiungendo la media di un gol a partita .

E’ proprio in quel periodo , il più brillante della sua carriera , che il Milan viene sorteggiato nel girone di Champions League contro la squadra portoghese . Premetto che la Juventus è campionessa d’Europa in carica mentre i rossoneri vengono dalla pessima eliminazione a Bordeaux nei quarti di finale della precedente edizione di Coppa Uefa e tutto questo non fa altro che triplicarmi l’acquolina in bocca per un misto di nostalgia della Champions League e un grandissimo senso di rivalsa .

Il Milan ospita il Porto nel primo turno del girone e quando Marco Simone dopo una bella azione personale gonfia la rete portoghese , la sensazione è che tutto possa essere facile contro un avversario che negli anni novanta non ha fatto altro che buscarle in questo stadio . Purtroppo però , qualcosa cambia nella ripresa e inizia la “serataccia” di Paolo Maldini . Arthur si libera di lui con una finta e batte Sebastiano Rossi con un bel rasoterra . Incidente di percorso (penso io) . Il Milan non ci sta e si butta confusamente in attacco finchè Weah fionda in porta un traversone teso di Panucci per il nuovo vantaggio .

E’ proprio allora che mi accorgo dell’esistenza di Mario Jardel . Il brasiliano anticipa Paolino Maldini di testa e lascia di stucco Rossi . Due a due e tutto da rifare ! In realtà , da rifare non c’è proprio nulla se non disperarsi quando Jardel approfittando della giornata nerissima del numero tre rossonero , addomestica un pallone sottoporta e dopo un paio di spallate si gira e deposita in rete il gol del 3 a 2 . Già questo potrebbe rappresentare un dramma perchè mancano pochissimi minuti al termine ed è oramai chiaro che il KO si sta concretizzando in maniera inattesa e clamorosa . C’è tuttavia una cosa che riesce ad aggravare la situazione almeno quanto uno spillone potrebbe rendere più dolorosa un’ustione di terzo grado . Jardel , che dopo il gol del 2 a 2 aveva flirtato con la propria maglietta , baciandola e stringendola al petto , questa volta decide di esultare accostando ripetutamente l’indice alla bocca per zittire gli ultras del Milan . Ovviamente la rabbia e la delusione ridanno vigore alle corde vocali e il brasiliano viene annaffiato fino al midollo di fischi ed insulti . La partita termina così ma il dado è tratto . Nel match di ritorno , con i rossoneri a caccia di punti e i portoghesi già qualificati , Jardel siede in panchina per tutti i novanta minuti e il ricordo degli screzi all’andata non riaffiora . Il match termina con un buon pareggio che consente ai rossoneri di affrontare il Rosenborg in casa con due risultati utili su tre . Purtroppo la sfida coincide con un le dimissioni di Tabarez e in un clima da dramma surreale , i norvegesi si aggiudicano i tre punti ed il passaggio del turno .

Passano gli anni , il Milan supera un paio di stagioni burrascose senza Europa e senza troppa gloria in campionato mentre Mario Jardel , continua a guadagnarsi le prime pagine dei quotidiani sportivi portoghesi . La sua media gol è impressionante , tanto che stento a credere che si parli dello stesso “perticone” che segnò quella ormai lontana doppietta a San Siro . Nel 1999 , mentre i rossoneri tornano a fregiarsi del tricolore ,Mario Jardel alza la sua prima scarpa d’oro , il titolo che premia il maggiore realizzatore tra tutti i campionati continentali . Pochi mesi dopo il Milan , subisce ad Istanbul dal Galatasaray una bruciante sconfitta (per 3 a 2) subendo due reti dopo il novantesimo da Hakan Sukur e Umit su calcio di rigore . La partita costa alla squadra di Zaccheroni l’eliminazione dalla Champions League . Potrebbe essere questo un aneddoto poco importante se non per il fatto che durante l’estate successiva , Mario Jardel viene acquistato dal club turco . Anche questa cosa potrebbe non avere alcun valore ai fini della storia che stiamo ricostruendo ma l’urna beffarda di Ginevra , accoppia nuovamente Milan e Galatasaray nello stesso girone di Champions League .

Ed ecco che Jardel torna a San Siro dove naturalmente lo aspetta un clima non proprio di benvenuto . L’obiettivo sarebbe vincere per vendicarsi di lui e dei turchi allenati da Terim . Purtroppo però , stavolta ci pensa Chamot a rendergli la vita facile “sporcando” di testa (giusto giusto sul suo sinistro) un cross senza troppe pretese . Il centravanti brasiliano non si fa pregare e scaraventa la palla all’angolino lasciando Abbiati come uno stoccafisso . Due minuti dopo , lo stopper argentino sbaglia completamente il fuorigioco su Hasan che sguscia davanti ad Abbiati e lo beffa con un tocco morbido di testa . 0 a 2 e primo tempo da incubo . Nella seconda frazione il Milan reagisce e trova il pareggio (finisce 2 a 2) sfiorando anche un pirotecnico 3 a 2 . Il match di ritorno è quasi vitale per il diavolo che deve vincere per sperare nella qualificazione . In porta c’è Dida , soprannominato il “cappellaio matto” per via del pasticciaccio combinato a Leeds nei turni precedenti . Purtroppo , anche questa volta , Jardel si toglie le sue soddisfazioni . Hagi segna con un pallonetto il gol del vantaggio mentre il 2 a 0 finale (che praticamente elimina i rossoneri) lo insacca proprio il numero nove del Galatasaray , bravo a superare Nelson con un diagonale preciso dopo una lunga galoppata favorita dai “lisci” di Maldini e Chamot che , evidentemente gli portano fortuna . L’ultima immagine di quel match , è Mario Jardel che guarda il cielo sofferente per i crampi , frutto forse di qualche mia “maledizione” andata finalmente a bersaglio .

Il rapporto di rivalità , casuale , breve ma intenso tra il Milan e Mario Jardel , potrebbe finire qui , con un bilancio nettamente in favore del brasiliano ma il destino incrocia ancora le strade delle due parti in causa . Dopo aver vinto la sua seconda scarpa d’oro grazie alla sua esperienza turca , l’attaccante inizia a cambiare casacca anche di più squadre nella stessa stagione con trasferimenti dettati anche dai suoi problemi con la cocaina .

Nel gennaio 2004 viene acquistato dall’Ancona . Il suo ritorno a San Siro è tutt’altro che trionfale . Jardel si presenta gonfio come un canotto , con chili di sovrappeso e l’atteggiamento svogliato . L’Ancona viene spazzata via con un netto 5 a 0 dal Milan che vincerà lo scudetto . Le telecamere si soffermano spesso su Jardel regalando primi piani ingenerosi sul suo doppio mento e sul rotolino ai fianchi . La vendetta nello sport , ha sempre un sapore speciale . Ad un tifoso sembra di lavare via i brutti ricordi e di chiudere un pessimo capitolo per iniziarne uno nuovo .

Mario Jardel dopo la piccolissima parentesi in serie A , cambierà ben 13 squadre in 7 anni facendo la “fisarmonica” tra i cinque e i 13 chili di sovrappeso . Nel 2008 dichiara in conferenza stampa di avere seri problemi con la cocaina ma di non farne uso da diverse settimane . La sua carriera , in pratica termina qui . Segnerà ancora parecchi gol ma non farà più parte di squadre ai vertici europei . Tuttora è tesserato per l’Al-Taawoun nel campionato arabo e tiene una media di quasi due reti a partita . Lento , macchinoso , quasi un “polentone” ma con uno spiccato fiuto per il gol . Al Milan ne ha segnati quattro in quattro partite .

I tifosi rossoneri ricordano Mario Jardel come una specie di bestia nera , un torello che di fronte ai nostri colori affondava i colpi . Un brasiliano poco considerato dalla nazionale (solo 10 presenze ed un gol) , che ha lasciato dispiaceri sul nostro campo , uniti al gusto che le grandi rivalità sanno dare allo sport . Jardel fa parte di una storia breve , intermittente ma intensa perchè noi tifosi abbiamo anche voglia di odiare , in senso sportivo s’intende , ma anche l’odio è una passione e noi , di passione ne abbiamo davvero tanta .

Enrico Bonifazi

dnamilan.com

 

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