Enrico Chiesa: il “cecchino” che come vittima vedeva sempre il Diavolo

Enrico Chiesa: cresciuto nella Sampdoria ha fatto fortuna in provincia per tornare alla casa base senza brillare. A Parma la sua ascesa

Enrico Chiesa: con i Ducali la soddisfazione più grande la Coppa Uefa del 1998-1999 l’ultima di una squadra italiana nella finale contro l’Olympique Marsiglia

In molti lo definivano l’erede di Gigi Riva per le sue caratteristiche tecnico-atletiche. La certezza è che Enrico Chiesa, quando aveva il Milan di fronte, si trasformava in un “cecchino” dell’area di rigore. Innumerevoli le “sberle” rifilate ai rossoneri da questo fortissimo attaccante che probabilmente avrebbe meritato maggiori successi in carriera.

Ecco uno di quei nomi in grado di provocare brividi su tutto il corpo a noi tifosi del Milan: Enrico Chiesa. Genovese, classe 1970, con la stramaledetta abitudine di infilare la palla alle spalle dei portieri milanisti. Difficile ricordare nell’intero storico panorama calcistico un “mattatore” più spietato per i nostri colori. 

Enrico Chiesa, nasce calcisticamente nella Sampdoria, sotto le “mentite spoglie” di centrocampista. Il suo fisico e doti atletiche impressionanti nello scatto e nella progressione, affumicano gli occhi degli allenatori di Teramo, Chieti e della stessa Samp, che schierandolo troppo lontano dall’area avversaria, non sfruttano le sue capacità realizzative. Nel 1993 arriva la svolta che gli imprime l’identità di attaccante. Chiesa viene girato in prestito al Modena. I gialloblù sono in difficoltà e trovano in lui l’uomo giusto per il loro reparto offensivo. Lui ricambia la fiducia sbattendo in porta ben 14 palloni che, purtroppo per gli emiliani, non basteranno ad evitare la retrocessione.

Enrico però non sprofonda ma, sempre grazie alla formula del prestito, approda alla Cremonese, nella tanto desiderata serie A. Stavolta la sua vena realizzativa è fondamentale ai grigiorossi per ottenere una splendida salvezza. Il suo bottino al termine della stagione è identico a quello del campionato precedente: 14 reti (una delle quali, su calcio di rigore, al Milan).

La “casa madre” blucerchiata lo reputa pronto per il grande ritorno e lui non si lascia scappare la grande occasione nella città della lanterna. Mancini e Chiesa coppia d’attacco: è il dopo Vialli più prolifico. L’attaccante genovese si dimostra abile in tutti i settori dell’attacco. E’ un ottimo esterno che riesce a dare il meglio di sé negli spazi aperti. Lanciato in contropiede sembra inarrestabile, una palla di cannone sparata verso la porta avversaria. La Samp, però non decolla. Appesa alle sue sgroppate e alle invenzioni del Mancio, non riesce comunque ad andare oltre un poco più che accettabile ottavo posto.

L’esplosione di Chiesa come bomber, è comunque una consacrazione. Per 22 volte la rete si gonfia sotto l’effetto effetto delle sue conclusioni. Arriva la prima doppietta al Milan coi rossoneri “freschi freschi” di scudetto e con ancora qualche decilitro di Champagne nel sangue. La squadra di Capello è distratta dai troppi festeggiamenti e come una lama rovente nel burro, Enrico Chiesa la penetra da parte a parte “trapanando” Sebastiano Rossi per ben due volte nel primo tempo. Al termine del campionato, l’ambizioso Parma di Tanzi, si assicura i suoi servizi e per Enrico Chiesa è il momento di tagliare il cordone ombelicale che lo ha sempre tenuto legato alla città natale. Nel capoluogo emiliano si lotta per obiettivi di tutto rispetto. Il tricolore sfuma per soli due punti. E’ la Juventus ad assicurarselo dopo un lungo testa a testa con i gialloblù. Chiesa segna 14 reti e non manca il solito timbro nella porta rossonera. Stavolta è Pagotto a farsi infilzare su calcio piazzato nel match pareggiato per 1 a 1 al Tardini.

Durante l’estate, Arrigo Sacchi lo porta in Inghilterra tra i convocati per l’Europeo. E’ un torneo deludente per gli azzurri che escono di scena dopo il Girone iniziale. Enrico Chiesa, pur non essendo tra i titolari, si mette a disposizione di Don Arrigo e nella partita contro la Repubblica Ceca (terminata con una sconfitta per 1 a 2), rimette l’Italia in partita segnando il gol del momentaneo pareggio. Le fatiche dell’estate appannano leggermente il suo rendimento nella stagione successiva. Il suo “score” è di 10 gol. Il Parma esce in fretta dalla lotta per il titolo e anche il cammino nella sua prima Champions League termina molto presto.

Il Milan continua a porgere innumerevoli guance ai suoi “schiaffoni”. I ducali, infatti, stendono con un netto 3 a 1 i rossoneri con due sberle dell’ex doriano. Anche in Coppa Italia si incrociano (in semifinale) i destini delle due squadre. Chiesa segna ancora ma il suo Parma subisce un’amarissima eliminazione a causa di una rete di Kluivert, siglata proprio all’ultimo scatto di lancetta. Nel campionato 1998-99 arriva il successo più importante per la sua carriera: la Coppa Uefa, vinta in finale contro il Marsiglia. Il trionfo della sua squadra viene impreziosito dalla soddisfazione (a titolo personale) per il titolo di capocannoniere nella competizione continentale. Chiesa, in tandem con Crespo forma una coppia completa ed invidiabile. Nell’arco della stagione, non si lascia sfuggire l’occasione di segnare ai rossoneri, aprendo le marcature nella pesantissima goleada inflitta dal Parma agli uomini di Zaccheroni. La partita termina 4 a 0. Nessuno immagina che quel Milan, diventerà a breve campione d’Italia.

La sua avventura in Emilia termina così, con la favola europea a lieto fine. Cecchi Gori acquista l’attaccante per tentare l’avventura in Champions League con la Fiorentina. Chiesa disputa un buon campionato senza tuttavia dare la sensazione di poter fare la differenza come a Genova e Parma. Arrivano comunque reti pesanti in serie A e in Coppa. Durante l’estate 2000, Batistuta, l’idolo di Firenze, lascia la squadra viola e passa alla Roma di Fabio Capello. Questo provoca uno spostamento tattico di Chiesa che, nella posizione di attaccante centrale, ricomincia a sfoderare numeri di tutto rispetto segnando 22 reti. Il Milan, dopo la tregua dell’anno precedente, torna ad essere impallinato senza pietà dal bomber genovese. Nelle 4 sfide (tra serie A e Coppa Italia) contro i rossoneri, saranno ben 5 i gol messi a segno dall’attaccante, una vera “bestia nera” per i nostri colori. Dopo avere eliminato proprio il Milan nella semifinale, la viola conquista (contro il Parma, ex squadra di Enrico) la Coppa Italia. Potrebbe sembrare l’apertura di un nuovo ciclo ma il sogno s’infrange alla 5a giornata del campionato 2001-2002, quando, durante il match contro il Venezia, Chiesa (autore di 5 reti in 5 partite, tra cui la immancabile doppietta al Milan), si infortuna gravemente, compromettendo la stagione intera. La diagnosi è terribile: frattura del collaterale destro. Senza di lui, i viola vanno in caduta libera verso la serie B.

La discesa è inesorabile. Chiesa viene ceduto alla Lazio dove disputa tre campionati consecutivi, poi passa al Siena per le successive tre stagioni. In maglia bianconera perfora due volte la nostra difesa (una dal dischetto), ma non è più quell’incubo responsabile di enormi preoccupazioni, pur restando un ottimo attaccante di grande peso per queste ultime due squadre. Nel 2008, ormai trentottenne, lascia i riflettori del calcio e passa al Figline dove conquista diversi successi nei campionati minori. Il suo futuro sembra essere lì, sulle rive dell’Arno, come allenatore. Il fallimento della società toscana però cambia i suoi progetti. Chiesa si iscrive al corso per allenatori di Coverciano… presto potrebbe tornare a rappresentare un incubo per noi rossoneri. Così, termina la storia del calcio giocato per un grandissimo attaccante che in molti hanno paragonato a Gigi Riva. Uno che quando vedeva rossonero sapeva accendere ogni impulso da “killer” dell’area di rigore. Uno che avrebbe meritato di raccogliere ancora di più. Ricordo quanta paura mi ha sempre fatto, questo giocatore, con le sue punizioni precise e la sua corsa da purosangue, anche se in fondo pare proprio normale che Chiesa e Diavoli non vadano per niente d’accordo.

Enrico Bonifazi

dnamilan.com

 

 

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