Dinastia Aubameyang: i tre fratelli raccomandati dal papà

Dinastia Aubameyang: tre fratelli raccomandati dal papà Pierre al Milan ex calciatore del Gabon

Dinastia Aubameyang: Catilina difensore, Willy e Pierre-Emmerick attaccanti. Solo l’ultimo della dinastia è a tuttora un rimpianto per i rossoneri tcolonna portante dell’attacco del Borussia Dortmund

La dinastia Aubameyang ragazzi giunti a Milanello con i migliori propositi, con investiture e prospettive importanti. Uno dopo l’altro, fallirono. L’amara realtà del campo vanifico’ il sogno del buon papa’ Pierre.
Quando si parla di meteore, è assolutamente impossibile non citare una famiglia che di meteore ha riempito (e probabilmente continuerà a riempire) il mondo del calcio: stiamo parlando della dinastia Aubameyang, famosa per aver piantato radici nelle giovanili del Milan, lanciando la sfolgorante carriera di ben tre (TRE) giocatori dalle dubbie qualità calcistiche. Il capostipite di questa sottospecie di loggia massonica, il cui scopo è evidentemente minare alla base la credibilità delle giovanili rossonere e del calcio in generale, è il mitico Pierre Aubameyang: ex-pseudocalciatore, classe 1965, nato in Gabon (Africa) e attualmente osservatore del mercato africano e francese per conto del Milan, deve il suo successo ad una clamorosa botta di culo targata 1996/1997. Ma andiamo con ordine.

Difensore sega-ossa nato calcisticamente nel club francese del Le Havre (mannaggia, lo stesso di Vikash Dhorasoo), passato successivamente al Barranquilla (club della omonima metropoli colombiana famosa più per aver dato i natali a Shakira che per il talento pallonaro) e andato a svernare alla Triestina in C2 nel ‘97, in Italia “Big Pierre” fu improvvisamente investito dalla fortuna e, quasi quasi, anche dall’auto di Ariedo Braida. Dopo aver perso l’imbarco per Parigi all’aeroporto “Ronchi dei Legionari” di Trieste, dovuta ad incomprensioni col passaporto (nessuno riusciva a trovare il minuscolo Gabon sulla cartina geografica), Pierone fu costretto a spostarsi a Venezia per intercettare un altro volo. Caso volle che Ariedo Braida, insieme ad un amico, passasse di lì quasi per caso: avendo scambiato Pierre per George Weah, Ariedo si offrì di accompagnarlo all’aeroporto. Resosi conto dell’errore madornale, oramai era già troppo tardi. Pierre, grazie ad una parlantina paragonabile alla fenomenale fertilità dei suoi lombi, era riuscito nel suo intento: far credere al dirigente milanista di aver dato i natali ai tre giocatori africani più forti di sempre. Nel ricordare l’episodio, il buon Braida dichiarò «E’ stato un incontro casuale. Gli ho dato un passaggio in auto insieme a un mio amico. Durante il tragitto abbiamo chiacchierato, ho intuito che fosse una persona eccezionale e gli ho lasciato il mio numero di telefono». La frittata era fatta.

Il primo di questi presunti fenomeni della dinastia Aubameyang,  sbarcò nelle giovanili del Milan fu Catilina Aubameyang. Laterale di centrocampo classe ’83 (provato da Ancelotti addirittura da terzino), in grado di giocare in modo ugualmente scandaloso sia a destra sia a sinistra, giunse in Italia per (de)merito della Reggiana, che nel 1998 decise di includerlo nel suo settore giovanile. Nel 2000 fu tesserato dal Milan, che lo aggregò alla primavera per ben 2 anni prima di accorgersi dell’innato talento di questo funambolo gabonese, aggregandolo addirittura alla prima squadra. Nel 2001/2002 Catilina esordì con la prima squadra rossonera, già abbastanza allo sbando: la competizione era la Coppa UEFA, l’avversario il BATE Borisov del temibile nonché bruttissimo attaccante Vitali Kutuzov, che curiosamente sarà acquistato proprio dalla dirigenza rossonera, abbagliata dalle prestazioni del piccolo bielorusso (nemmeno per dirlo, l’ennesima meteora di quegli anni). Che fosse anche lui frutto dei mirabili lombi di Pierre, magari durante una scappatella in Bielorussia? Non è dato saperlo.

Prima di essere dato in prestito dal Milan, Catilina ebbe l’opportunità di esordire anche in Serie A ed in Champions League, in partite totalmente inutili: Piacenza-Milan (sconfitta per 4-2 ed ultima giornata del campionato 2002/2003) e Deportivo-Milan (sconfitta per 2-1 ed ultima partita della prima fase a gironi). Accostato inizialmente al Napoli di Franco Scoglio (allora in Serie B) Catilina finì poi in prestito alla Triestina, al Rimini, all’Ancona, al Lugano ed al Chiasso, per poi essere licenziato in tronco dalla dirigenza rossonera nel 2006. Dopo un breve periodo da disoccupato, il primogenito della dinastia Aubameyang tornò in patria per giocare nel Libreville (con cui vincerà da protagonista il difficilissimo campionato nazionale del Gabon), per poi spostarsi in divisioni semiprofessionistiche in giro per la Francia ed il Belgio (Paris FC, Ajaccio, Genk) fino ad essere tesserato dallo sconosciuto Gazélec FC Olimpique Ajaccio (serie D francese), dove pare giochi ancora.

Il secondogenito della fantasmagorica della dinastia Aubameyang”  brillare nelle giovanili del Milan (il che fa intuire lo stato d’abbandono della primavera in quegli anni) fu Willy Aubameyang, approdato alla corte del “diavoletto” nel 2005. Attaccante esterno classe ’87, autentico bomber di razza della primavera di Filippo Galli, William pareva destinato ad un avvenire di successo, contrariamente al suo fratellone Catilina, già tornato in Gabon con la coda fra le gambe. Aggregato nel 2007 alla prima squadra, Willy il principe del Gabon sconvolse l’inverno di tutti i milanisti sostituendo Brocchi e segnando il gol decisivo del 3-2 contro la Juve nel Trofeo Berlusconi. Finalmente pareva arrivato il momento di gloria per papà Pierre, presente in tribuna a San Siro insieme al piccolo Pierre-Emerick: suo figlio segnava il gol decisivo, in diretta TV, ad una delle rivali di sempre, sotto l’abbraccio dei suoi compagni di squadra (in particolare di Gattuso, uno degli idoli di Willy insieme a Ronaldinho) con un Ancelotti entusiasta per il giovinotto africano. Un colpo mica da poco, considerato che Pierone era a tutti gli effetti mantenuto dai suoi figli, in particolare da Willy (sotto contratto a 1500 euro al mese e con un futuro ricco e radioso, almeno agli occhi del papà) e adesso anche dal piccolo Pierre-Emerick, fresco fresco di un contratto firmato col Diavolo appena due giorni prima. E forse proprio a questo pensava papà Pierre, alzandosi di scatto dalla seggiola ed esultando come un pazzo al gol di Willy in quella freddissima serata estiva del 2007: “Adesso vediamo chi oserà prendere per il culo gli Aubameyang”.

Ed i fatti sembravano dargli quantomeno una speranza di poter vedere finalmente un consanguineo sfondare nel calcio che conta: Filippo Galli parlava di Willy come di un talento emergente di sicuro avvenire, e addirittura Galliani si sbilanciava dichiarando “Se Borriello verrà squalificato per le vicende del doping, Willy resterà con noi per tutta la stagione”. Pierone, sognante, alla domanda di un giornalista riguardo alla possibilità di una convocazione nella nazionale francese, rispondeva fiero: “Willy ha il doppio passaporto e può scegliere di giocare nella nazionale francese. Arriverà una telefonata”. Quella telefonata non arrivò mai, e la favola di Willy si trasformò ben presto nell’ennesima storia di un bidone annunciato. La sua prima e unica presenza ufficiale con la maglia del Milan è datata Dicembre 2007 contro il Catania in Coppa Italia (rossoneri sconfitti per 2-1 in casa), per poi finire mestamente in prestito all’Avellino, all’Eupen ed al Monza. In particolare ad Avellino non lo ricordano con particolare gioia: Willy segnò un solo gol in 30 presenze (tra l’altro segnato in una delle ultime partite di campionato, a Maggio del 2009): al termine della partita dichiarò “Aspettavo questo momento dall’inizio dell’anno. È stata una stagione difficile, perché un attaccante che non segna non può essere felice. Spero di siglare altre reti importanti”. Non ne siglò altre, esclusa quella con la maglia del Monza in Lega Pro. Per la cronaca, quell’anno l’Avellino retrocesse e fallì. Pochi mesi fa, a Gennaio del 2011, Willy Aubameyang è stato ceduto a titolo definitivo al Kilmarnock, squadra scozzese che milita nella massima serie, dove milita tutt’ora.

Il terzo ed ultimo (ci auguriamo) dinastico della famigerata dinastia Aubameyang  è attualmente Pierre-Emerick, per gli amici Pierino. Giovane attaccante classe ’89, Pierre approdò nelle giovanili del Milan nel 2007, proprio quando il suo fratellonzo Willy castigava la Juventus al Trofeo Berlusconi. Elogiato dal solito esaltatissimo papà Pierone, Pierre è senza dubbio il cocco della famiglia, l’unico che pare avere realmente i mezzi tecnici per poter fare una carriera almeno decente. Su di lui si è sbilanciato sin da subito il papà: “Vedrete che anche il piccolo Pierre prima o poi troverà il modo di mettersi in luce. A livello tecnico è certamente il più forte dei tre”. Non che ci volesse molto, aggiungerei. Dopo un solo anno di primavera, nel 2008 fu immediatamente mandato a farsi le ossa in Francia, come da tradizione familiare: prima nel Digione (Serie B francese), poi nel Lille, nel Monaco ed infine nel Saint-Étienne, che attualmente detiene il diritto di riscatto del cartellino e che potrebbe esercitarlo questa estate, magari proprio a giorni. Pierino non può effettivamente considerarsi una meteora, non avendo mai indossato la maglia del Milan dei grandi né essendo mai stato nemmeno convocato in prima squadra. Ma noi tutti speriamo che in fondo il Milan possa concedergli questa possibilità, e che il Saint-Étienne non lo riscatti, affinché possa proseguire la spumeggiante carriera dei “I tre fratelli Aubameyang” in rossonero, quantomeno vestendo la casacca del diavolo almeno una volta nella sua (sicuramente breve) carriera. Intanto Pierino manda segnali all’estero, dichiarando: “Sarei eccitato dall’idea di giocare in Premier League, come qualsiasi giovane giocatore”. Milan, guardati le spalle, ti vogliono soffiare Aubameyang Terzo!

Vorrei chiudere questo viaggio nei meandri delle carriere della dinastia Aubameyang  trattando il delicato tema della nazionale. Tutti e tre sono in possesso del doppio passaporto gabonese/francese ed hanno avuto la possibilità di essere convocati nella nazionale dei galletti: ebbene, come in molti sapranno, la militanza in una nazionale giovanile non intacca la possibilità di essere poi convocati, in caso di doppio passaporto, nell’altra nazionale maggiore. Al contrario, una volta convocati in una nazionale maggiore, non si ha più la possibilità di giocare per l’altra. Catilina non è riuscito ad andare oltre le 2 convocazioni nella nazionale francese U-19, Pierre-Emerick è invece riuscito nella piccola impresa di essere convocato per una partita della U-21 francese, mentre Willy non ha mai ricevuto la tanto ambita “telefonata”. Adesso tutti e tre della dinastia Aubameyang costituiscono, per modo di dire, l’ossatura della nazionale del Gabon. Papà Pierre avrebbe sicuramente preferito quella francese ma, conoscendo la sua indomita fertilità, mai dire mai: ritenta Pierone, forse sarai più fortunato!

Gabriele Li Mandri

dnamilan.com

 

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