Alessandro Altobelli: lo “Spillo” dell’attacco nerazurro

Alessandro Altobelli: detto “Spillo” per i suoi numeri è una delle bandiere nerazurre di sempre

Alessandro Altobelli: fu il marcatore della finale di Spagna 82 tra italia e Germania che regalò agli azzurri la terza Coppa del Mondo dopo 44 anni

Alessandro Altobelli grande centravanti dell’Inter dalla fine degli anni 70 alla seconda metà degli anni 80 e campione del Mondo con la nazionale nel mundial di Spagna nel 1982. Per oltre un decennio è stato il punto fermo dell’attacco nerazzurro. Segnava di piede e in acrobazia e per il suo fisico alto e secco era soprannominato “Spillo”.

Fu la sera dell’undici luglio 1982, mentre nei cortili regnava un innaturale silenzio da dopocena (poichè tutti e ripeto TUTTI eravamo incollati ai teleschermi per la diretta in Eurovisione della finale dei Campionati del Mondo di Spagna), che mi imbattei per la prima volta in Alessandro Altobelli. Sostituì un dolorante Ciccio Graziani verso la metà del primo tempo. Io, ingenuo bambinetto, amante del calcio in quanto sport e tifoso del Milan, completamente succube al fascino della nazionale, lo incitai con tutto me stesso perchè tenevo tantissimo alla vittoria dell’Italia. Ad un quarto d’ora dalla fine gli azzurri si trovarono in vantaggio per due a zero e gli spazi in contropiede erano quantificabili in ettari. Bruno Conti, s’infilò sulla fascia destra e dopo avere seminato un paio di tedeschi, lasciò partire un preciso rasoterra verso il dischetto del rigore. Lì si trovava Altobelli, scaltro e intelligente nel seguire l’azione senza attirare avversari su di sé. L’attaccante, controllò il pallone agilmente e lo spostò sul piede sinistro. Schumacher, il portiere tedesco si tuffò alla disperata verso il pallone e anche K.H.Forster, il centrale della Germania Ovest tentò l’intervento in tackle. Altobelli fu più rapido e in scivolata indirizzò la palla verso la porta sguarnita, mettendo a segno la terza rete, quella della sicurezza, poi alzò le braccia e (per un attimo) lo sguardo al cielo, prima di essere travolto dagli abbracci e dall’affetto dei compagni. L’Italia vinse la Coppa del Mondo e Alessandro entrò di fatto nella storica impresa degli azzurri. Poi però ricominciò il campionato e lontano dalla maglia azzurra, riscoprii in me la corruzione e l’antipatia per i colori nerazzurri.

La situazione era semplice: tutto ciò che rappresentava il Milan era simpatico mentre il resto dell’universo calcistico era antipatico, odioso con picchi di sfumature detestabili. Alessandro Altobelli, della classe 1955, detto spillo per la silhouette alta e longilinea e probabilmente anche per l’arte di sapere “infilare” il bersaglio, era in possesso della qualità che meglio rappresenta lo spillo e cioè il pungere, cosa che spesso avveniva ai danni del “mio” Milan. Il colore nerazzurro gli aprì le porte fin dagli esordi, verso la metà degli anni settanta, quando con la maglia del Latina, riuscì a fare innamorare alcuni osservatori del Brescia (squadra militante in Serie B), che fecero ingaggiare il centravanti. Nelle file dei “leoni”, dove rimase fino al 1977, seppe destreggiarsi bene, mettendo in luce le sue caratteristiche principali: agilità, senso del gol e velocità, senza dimenticare l’abilità nel gioco aereo. I suoi numeri e la continuità di rendimento lo fecero approdare all’Inter quando non aveva ancora compiuto 22 anni. Spillo riuscì a migliorarsi giorno dopo giorno, mostrando grandi progressi nella tecnica. A prima vista, Altobelli poteva sembrare una punta “grezza” con movenze poco eleganti e una corsa macchinosa, quasi oscillante, ma nonostante l’altezza, la sua padronanza dello scatto e del dribbling palla al piede, rimase impressionante per tutta la carriera. All’Inter guadagnò in fretta la maglia da titolare, segnando reti pesanti e diventando una spina (pardon …uno spillo) nel fianco di ogni difesa avversaria. Nel corso della sua prima stagione a Milano raggiunse la doppia cifra di gol segnati e contribuì alla conquista della Coppa Italia realizzando la rete del momentaneo pareggio, nella finale di Roma contro il Napoli (vinta poi dall’Inter per 2 a 1). Nel campionato 1978-79, segnò undici volte in serie A, punzecchiando per la prima volta il Milan (suo il gol dello 0-2) nel derby che De Vecchi (con una doppietta) riuscì a raddrizzare in extremis e che risultò fondamentale per la conquista del decimo scudetto rossonero. La stagione seguente fu nefasta per il Milan. Altobelli con 15 reti trascinò l’Inter alla conquista dello scudetto mentre per questioni extracalcistiche, il diavolo sprofondava nell’inferno reale, quello della serie B per illecito. Malgrado ciò, la Coppa Italia 1980-81 vide nuovamente incrociarsi i destini delle due squadre meneghine. Accadde in un derby passerella per gli scudettati che si fecero beffe di noi poveri “casciavit” grazie al sigillo dell’implacabile Altobelli. L’immediato ritorno del Milan nella massima serie, non riuscì a spostare l’inerzia che vedeva il bomber di Sonnino, timbrare continuamente la porta rossonera. Spillo decise (segnando il gol del 2 a 1) anche il derby di ritorno in campionato e impresse il suo marchio sull’ennesima sfida in Coppa Italia che terminò 2 a 2, punteggio fatale al Milan, eliminato dalla competizione per un solo punto sui cugini (che alzeranno il trofeo). Il Milan (stavolta sul campo) retrocesse nuovamente tra i cadetti alle porte dell’estate 1982, quella magica del Mundial di Spagna, da cui ha avuto inizio questo racconto. Anche in questo caso la risalita fu rapida ma la ricostruzione molto lenta. L’Inter continuò, senza vincere più nulla ad essere ambiziosa e sognare scudetti. Alessandro Altobelli non smise di segnare, divenendo, nel dopo Paolo Rossi, colonna fissa dell’attacco in nazionale. In Europa nel 1981, 1983, 1985 e 1986, contro il Real Madrid, i nerazzurri conobbero quattro amarissime eliminazioni (1 in Coppa dei Campioni, 2 in Coppa Uefa e 1 in Coppa delle Coppe), clamorose nell’entità delle rimonte che i madrileni concretizzarono di volta in volta allo stadio Bernabeu. Questo tolse alla forte Inter di inizio anni ottanta, molta convinzione. Non bastarono i gol (sempre puntuali) di Spillo per uscire dal tunnel dell’anonimato. Passarono i Beccalossi, i Brady e arrivarono i Muller e Karl Heinze Rummenigge ad affiancare il numero nove interista. Nel derby di andata del campionato 1984-85 (quello deciso dall’incornata di Hateley), proprio i due attaccanti nerazzurri confezionarono la prima spettacolare rete della partita. Kalle, si liberò dell’avversario sulla fascia sinistra e scodellò al centro un pallone invitante che Spillo, in tuffo, insaccò alle spalle di un impotente Terraneo. La nuova coppia gol, portò l’Inter ad un passo dal sogno del nuovo tricolore.

Nel match di ritorno contro il Milan, andarono a segno entrambi ma i diavoli, approfittando di una “diavoleria” di Bergomi, raggiunsero il pareggio con un gol di “rapina” realizzato da Verza. Per i cugini, impegnati nella complicata rimonta sul Verona di Bagnoli, fu la resa. I gialloblù festeggiarono un incredibile titolo che nessuno al via, avrebbe mai pronosticato. L’ulteriore dispetto, arrivò in Coppa Italia. L’Inter venne eliminata proprio dal Milan dopo due derby ricchi di “fuoco e fiamme” in senso calcistico. Intanto, lentamente, la forbice tra le due formazioni si chiudeva, fino a tagliare il pesante divario della prima metà del decennio. Altobelli non perse il vizio di “bollare” la porta rossonera, pareggiando la rete siglata da Pablito Rossi in apertura (il match terminò poi 2 a 2) del derby di andata nella Serie A 1985-86. Al termine del campionato, un solo punto separò le due squadre ma per Spillo stava arrivando una nuova occasione di Gloria: il Campionato Mondiale in Messico. Il cannoniere azzurro mise a segno ben quattro reti nelle prime tre partite ma la spedizione italiana fallì agli ottavi, dopo una sconfitta nettissima contro la Francia di Michel Platini. Al suo ritorno, Altobelli trovò un’Internazionale diversa, cui il nuovo allenatore Trapattoni cercò di imprimere una mentalità meno offensiva ma molto più pratica. A tratti, le cose sembrarono funzionare ma il Napoli di Maradona, dominando dall’inizio alla fine del torneo, soffiò il tricolore alle due litiganti (Inter e Juve). L’ultima stagione di Alessandro Altobelli in nerazzurro fu caratterizzata dai soliti grandi numeri in fase realizzativa ma la grande delusione lasciata da un quinto posto mediocre per una società ancora in cerca di grandi obiettivi spinse lo staff a percorrere altre strade. La dose di amarezza fu “rincarata” dalle due schiaccianti sconfitte (molto più di quanto non dissero i punteggi) nelle stracittadine. Il Milan di Sacchi dominò in lungo e in largo i cugini, al punto che Walter Zenga sentì il dovere di scusarsi coi propri tifosi nel dopopartita. Lo scudo finì tra le grinfie del Milan dopo 9 anni e la storia di Spillo con l’Inter terminò dopo 11 stagioni. Le ambizioni del Trap prevedevano altri attaccanti come Serena e Ramon Diaz. Il progetto ebbe successo e sfociò nello scudetto dei record del 1989. Alessandro Altobelli però non fece parte di quella vittoria, lui continuò a segnare, stavolta per la Juventus nelle cui file rimase soltanto un anno. Un serio infortunio ne condizionò il rendimento che tuttavia fu invidiabile (15 reti nelle tre competizioni). Durante l’estate del 1989, Alessandro tornò a Brescia, quasi per chiudere il cerchio e salutare da grande professionista la carriera calcistica. A 34 anni, spillo, riuscì a pungere ancora, segnando 7 gol in serie B in quello che resterà l’ultimo campionato prima del ritiro definitivo del 1990. Sul suo successivo tentativo di farsi eleggere alla Camera di Brescia presentandosi alle politiche col centrodestra e sulle sue apparizioni nelle varie trasmissioni, come opinionista, preferisco non parlare. Amo confinare nell’ambito calcistico questi racconti. Per me Altobelli resterà sempre un eroe del Mundial, un grande attaccante capace di “condire la porta avversaria con tutte le salse” e un rivale interista, laddove il tifo prende il sopravvento sul raziocinio. Ricordo ancora le sue figurine negli album, molti dei suoi splendidi gol (fantastico quello segnato di tacco all’Udinese nel 1980) e le sue punture, le punture di Spillo, che erano belle ma a volte facevano davvero male ad un milanista come me.

Enrico Bonifazi

dnamilan.com

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