Cosmin Contra: il calciatore con il vizio della boxe

Cosmin Contra il suo allenatore non lo vedeva un calciatore. Gufata

Cosmin Contra: entrò nel guiness dei primati per una rissa con Davids nel prestigioso Trofeo TIM che gli costò l’espulsione

La storia di Cosmin Contra il calciatore pugile. Mettere alle corde gli avversari: lo stai facendo nel modo giusto.

Alle volte capita che un professionista sbagli sport, nella vita. Oggi parleremo di un calciatore che probabilmente avrebbe avuto un grande futuro nella boxe, o forse nel valetodo, una lotta ancor più consona alle sue caratteristiche. Nemmeno tanto piccolo, ma di certo non un colosso (74 chili di peso, a dispetto del suo metro e 80), questo mancato peso welter rumeno ha dato spettacolo dentro, ma soprattutto fuori dal campo: Cosmin Contra.

Nato nelle giovanili del celebre club rumeno del Politehnica Timisoara, questo ventenne cresciuto a pane e risse da strada passò, nel 1995-96, agli amatissimi rivali della Dinamo Bucarest.
Costantin Radulescu, suo allenatore al Timisoara, prima che andasse via gli disse: “non diventerai mai un calciatore vero!”. Ammazza che gufata. Dopo quattro stagioni di onorata gavetta, il grande salto: Contra si trasferì infatti in Spagna, al Deportivo Alaves, nel 1999-2000, dove ebbe l’occasione di mettersi in mostra agli occhi degli avvoltoi danarosi di mezza Europa. Quello era infatti l’Alaves delle favole, in grado di tramutare una promozione dalla Segunda Division in un miracoloso 6 posto nella Liga e, ancora più incredibilmente, in una finale di Coppa UEFA persa contro il Liverpool solo ai supplementari, l’anno successivo.
Terzino destro di belle speranze (ma con il brutto vizio di collezionare tibie avversarie al posto dei più convenzionali trofei calcistici), il giovane Cosmin Contra era un mix di agilità, potenza e tecnica, tanto da essere più volte paragonato addirittura a Roberto Carlos: in quel periodo i due erano colleghi nonché diretti avversari nella Liga, e il buon Cosmin Contra ci mise poco per dimostrare tutta la sua stima e il suo affetto al terzino del Real Madrid. In occasione di un Real-Alaves, dopo un fallo assassino del madridista ai danni del suo compagno Karmona, Contra dichiarò: “Se l’avessi fatto io quel fallo, mi avrebbero squalificato per 6 mesi. Ma lui è lui e gioca dove gioca. È incredibile, avrebbe potuto spaccargli un piede, ma questo è il mondo del calcio in cui viviamo”. Dimostrerà di saper fare di peggio. Dopo quelle dichiarazioni, il suo procuratore ebbe anche il coraggio di dire che “Contra avrebbe preferito andare al Real, ma non gli garantiva il posto da titolare, cosa che invece al Milan gli spetta praticamente per contratto!”. C’era un motivo se in patria l’avevano soprannominato “guritza”, ovvero “boccuccia”.
Fu così che nell’estate del 2001 Contra venne ceduto dall’Alaves al Milan, in un pacchetto all-inclusive che conteneva anche il prolifico bomber Javi Moreno (famoso per le sue sgradevoli sembianze da topo), per la modica cifra complessiva di circa 60 miliardi delle vecchie lire, di cui 24 per il rumeno (il prezzo della sua clausola rescissoria): noccioline per un duo che prometteva (così dicono) gol in quantità industriale.
Ed in fondo nel destino di Cosmin Contra c’erano solo i rossoneri: dopo aver umiliato quasi da solo la difesa interista, nel tragico 0-2 a San Siro in Coppa UEFA (sospesa, prima che potesse finire peggio), Contra dichiarò di aver avuto delle offerte dall’Inter ma di averle rifiutate perché “l’Inter è un grosso club ma anche molto ricco: cambia spesso giocatori e questo provoca cattivi risultati e un’atmosfera negativa”. Forse a dissuaderlo non fu tanto la ricchezza del club, dato che in fondo i soldi non hanno mai fatto schifo a nessun calciatore, quanto piuttosto le parole dell’amico Adrian Mutu (“L’Inter è un po’ un casino”) ed il fatto che, quella sera, la curva interista fece piovere una gragnuola di seggiolini sul verde manto del Meazza. Forse, conscio delle sue scarse doti calcistiche, preferì andare sulla sponda del Naviglio dove non gli sarebbero volati motorini in testa, ma solo insulti.
L’impatto nel calcio italiano fu devastante, nel bene e nel male: la prima stagione lo vide collezionare 39 presenze complessive e 4 gol, di cui 3 in campionato e 1 in Coppa UEFA. Che avesse avuto ragione Terim, suo grande estimatore, prima di venir brutalmente silurato a novembre? Galliani immediatamente cercò di appropriarsi della scoperta: “Lo seguivamo da tanto, cercavamo un Serginho per la fascia destra e l’abbiamo trovato in Contra”.Devastante fu l’ingresso nel derby il 21 novembre 2002, al posto di Demetrio Albertini: suo il bolide sotto l’incrocio dei pali del 2-1, la cui velocità fu calcolata intorno ai 129 km/h, e suo l’assist per il gol del 3-1 di Pippo Inzaghi.Devastante fu, infine, l’impatto con lo juventino Edgar Davids dopo il ben poco amichevole triangolare del Trofeo TIM giocato l’estate del 2002. Dopo i calcioni scambiati sul campo, che fruttarono un’espulsione ed una bella squalifica a entrambi, Edgar aspettò negli spogliatoi Contra, sorprendendolo da un angolo del corridoio: i due si pestarono selvaggiamente e, pare, il buon rumeno si fece rispettare, tempestando il rivale di pugni in faccia, nonostante vi fosse anche il pacificatore Ciro Ferrara, intento a sedare la rissa prendendo Cosmin a calci. Abbiati, presente alla scena, si limitò giustamente ad osservare e a riprendere Ferrara con un rimprovero: “Ciro, da te non me l’aspettavo!”. Grande incassatore Cosmin, sul campo e fuori.
Fu L’episodio che troncò ogni sua chance di rimanere al Milan: chances già molto basse, dato che Ancelotti non gradiva particolarmente le amnesie in fase difensiva del rumeno, e la furia che invece scatenava senza motivo sulle caviglie avversarie, con conseguente pioggia di cartellini. Fu così che il 2 settembre 2002 Cosmin Contra venne ceduto, senza rimpianti, all’Atletico Madrid: dopo due anni senza glorie, nel 2004 venne ceduto in prestito prima al West Bromwich (che lo silurò già a gennaio del 2005, in seguito a pesanti diverbi con l’allenatore Bryan Robson) e poi al Timisoara, permettendogli di tornare a giocare in un campionato a lui più consono, quello rumeno.
In quegli anni collezionò poche presenze in campo, ma fuori si fece notare eccome: nel 2004 finì fra le vittime della pornostar Laura Andresan, estimatrice dei calciatori rumeni, che riprese lui e l’amicone Adrian Mutu durante le loro amorevoli performances acrobatiche, grazie ad un complice che girava i video dal palazzo di fronte. Il video, finito sul web, non raccolse ovviamente il gradimento della moglie del rumeno. Nel 2005, quando era ancora sotto contratto col West Brom, Contra presentò così agli inglesi il presunto arrivo del nemico di sempre: “Davids al Tottenham? È uno psicopatico violento e pieno di rancore. Come ho reagito quando mi aggredì? Diciamo che non mantenni la calma”. La calma non la mantenne nemmeno quando, scaduto il contratto con l’Atletico Madrid, Cosmin Contra decise di accasarsi al Getafe, nel 2005: dopo aver schivato un suo ritorno in Italia, in seguito al presunto interessamento del Catania, nel maggio del 2009 venne sostituito durante la gara col Barcellona dal suo allenatore, Victor Munoz. Il rumeno non reagì bene: prima scoppiò a piangere negli spogliatoi, poi decise di farsi giustizia da solo picchiando il tecnico a colpi di parastinco in testa.
Terminata così la sua avventura spagnola, Contra fece definitivamente ritorno in patria, ancora al Timisoara, dove nel 2010 chiuse la sua “carriera di calciatore” e intraprese quella di allenatore. Carriera che è cominciata così come era finita quella precedente: dopo pochi mesi, in seguito ad un violento litigio con il presidente del Timisoara Marian Iancu, Contra venne stranamente esonerato. La sua nuova strada prosegue ancora oggi: dopo l’avventura alla guida del Fuenlabrada (serie C spagnola), da pochi mesi Cosmin allena il club rumeno Petrolul Ploiesti. Riuscirà a non pestare nessuno, stavolta?
Gabriele Li Mandri

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