Franco Baresi: Il “Capitan Franz” della Curva Sud

Franco Baresi: il capitano più amato dopo Gianni Rivera

Franco Baresi: dall’oratorio alla Scala del calcio a idolo indiscusso della Curva Sud.

Franco Baresi. Veste Milan per 20 stagioni, sceso con i colori rossoneri perfino in serie B. Capitano storico e leader indiscusso, in suo onore fu  ritirata la maglia numero sei dalla stagione 97-98. Al secondo posto nelle presenze all-time del Milan con 719 gettoni, arricchite da 33 reti. Il migliore difensore di tutti i tempi: “Leggenda”.
Quando sentiamo qualche anziano citare, con gli occhi che brillano di nostalgia, i mitici anni sessanta, anche a noi nelle cui vene scorre sangue rossonero, il cuore si annoda un po. Non è per l’economia fiorente, né per le belle canzoni di amore assoluto e nemmeno per gli stabilimenti balneari o per la rivolta del ’68. La spiegazione è più semplice: negli anni sessanta …e più precisamente l’ 8 maggio del 1960, a Travagliato in provincia di Brescia, nasce colui che diverrà il più grande difensore di tutti i tempi: Franchino (detto Franco) Baresi. Le ginocchia sbucciate, il carattere chiuso dalla timidezza e i tanti palloni forati durante i lunghissimi pomeriggi di Luglio, passati interamente a giocare a calcio assieme ai fratelli Angelo e Beppe, compongono l’infanzia del trio più temuto (in chiave calcistica) della zona.

Tutti sanno che “la squadra dei Baresi” è praticamente imbattibile e lo scopre anche ilMilan, giunta per disputare un’amichevole tra selezioni giovanili contro l’Unione Sportiva Oratorio Travagliato e sconfitta per 4 a 0. Il merito è anche di Guido Settembrino, l’allenatore della squadra che propone a Beppe Baresi, il mezzano, di sostenere un provino per l’Inter. La famiglia ha radici rossonere ma di fronte alla grande occasione nessuno pone ostacoli e Beppe diventa un giocatore nerazzurro. Dopo la morte della madre, Franco si chiude in se stesso. Il dolore e la perdita dell’appetito lo rendono fragile e gracilino. Ad un provino per l’Inter, viene “scartato” proprio per le caratteristiche fisiche poco convincenti. Presente alla prova però c’è Italo Galbiati, colpito dalla sua destrezza e dal piede buono. Italo sta per passare al Milan nello staff tecnico e offre a Franco una seconda occasione …questa volta nei rossoneri. E’ così che nasce un’epoca. La storia del club viene riscritta nel momento in cui Francesco Zagatti (sempre sia lodato) lo “arruola” nelle file del Milan. Franco inizia ad impegnarsi sul campo e nello studio. Durante il torneo di Viareggio del 1977 mostra doti da grande difensore e Gianni Rivera, l’idolo di Franco, dedica in un’intervista splendide parole per lui. Purtroppo un’altra tragedia colpisce la famiglia dei Baresi quando Terzo, il padre, viene investito da un’automobile e perde la vita. I tre fratelli e Lucia, la sorella maggiore si riuniscono nel dolore. La voglia di ribellarsi ad un destino beffardo e crudele “corazza” Baresi che in campo si distingue per la grinta e la tenacia.

Lanciato da  Nils Liedholm giovanissimo in prima squadra nel 1977, diventa ben presto il più amato dalla curva e una pedina fondamentale per la difesa rossonera. Nella sua seconda stagione, Franco, guida la retroguardia del Milan con la sicurezza e l’abilità di un veterano alla conquista del decimo scudetto, quello della stella. Sembra una coincidenza banale ma una stella è davvero spuntata sul tappeto di San Siro. Purtroppo, anche il calcio gioca un brutto tiro al giovane rossonero. Verso la fine del campionato 1979-1980, scoppia lo scandalo delle scommesse clandestine che coinvolge  alcuni tesserati del Milan. La squadra viene retrocessa all’ultimo posto e quindi in serie B. All’Inter convincono Collovati ad unirsi a loro ma il tentativo di strappare ai rossoneri anche il neocapitano Baresi fallisce per il secco rifiuto del “piscinin”. Il Milan fatica a rilanciarsi e dopo la brillante risalita segue un’altra retrocessione e poi un periodo di “purgatorio” fino all’arrivo di Arrigo Sacchi nel 1987, momento decisivo nella carriera del capitano che si trova a dirigere la difesa nella innovativa strategia del fuorigioco. I rossoneri incantano l’Europa con una serie di amichevoli di lusso e dopo aver festeggiato in Italia la conquista dell’ undicesimo scudetto, domina per due anni consecutivi la coppa dei Campioni. Per tutti, il numero 6 è Baresi. Un leader …una bandiera. La difesa del Milan diviene leggendaria. Al suo fianco, si dice, chiunque farebbe bella figura. Maldini, Costacurta, Galli e Tassotti lo affiancano. Mattoni di un muro che fatica a vacillare. Giocare contro quel Milan scoraggia gli avversari come quando nel Risiko (noto gioco da tavolo) ti trovi con un paio di carrarmatini ad attaccare una nazione con due bandierine. Spesso, nei servizi di 90° minuto, ai tifosi avversari non resta nemmeno la soddisfazione di vedere una sola azione della propria squadra del cuore. Il passaggio del Milan da Sacchi a Capello nel 1991, porta alla retroguardia accorgimenti particolari e la difesa del Milan batte il record del minore numero di gol subiti, vincendo quattro scudetti e una coppa dei Campioni. Al capitano sfuggono per un soffio il pallone d’oro (che meriterebbe) e la conquista del campionato mondiale di U.S.A. ’94 nella bollente finale contro il Brasile, da lui giocata appena 20 giorni dopo l’operazione al menisco e conclusasi amaramente con una sconfitta ai calci di rigore. Le lacrime di Franco sono di quelle che sciolgono i cuori ma nessuno gli fa pesare l’errore dal dischetto perchè, non c’è alcun dubbio che lui abbia dato il massimo per i colori della nazione. L’ultimo suo campionato è strano. Il Milan campione d’Italia si affloscia e incassa gol da tutti. La squadra termina a metà classifica e Baresi, saluta il proprio pubblico nella partita contro il Cagliari. Non rientra nei programmi del Capello-bis ma la curva sud è con lui e quel giorno, uno striscione lungo tutto il settore blu, riporta la scritta “RESTA CON NOI”. Il capitano lascia la squadra dopo un ventennio di gloria e grandi successi. Il numero 6 viene ritirato a vita. Nessuno indosserà più la maglia di Franco Baresi. La fascia di capitano passa a Maldini ma resterà per sempre tatuata sul suo cuore.

Il suo palmares a fine carriera è incredibile… 6 scudetti, 4 Supercoppe Italiane, 3 Coppe dei Campioni, 3 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Mitropa e 1 Campionato del Mondo (da riserva di Scirea). Viene da sorridere al pensiero che nonostante quelle spalle definite da “qualcuno” così mingherline, si sia fatto i muscoli sollevando coppe al cielo.  Le belle parole spese per lui da Gianni Brera, ne sottolineano l’aspetto tecnico e atletico: «Baresi  è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra». In realtà, qualche soddisfazione, il “piscinin” se la è tolta anche in avanti. Grande realizzatore di calci di rigore, ha segnato anche reti pesanti grazie alle sue storiche sgroppate. In pochi sanno che tra i suoi titoli individuali c’è quello di capocannoniere nella Coppa Italia del 1990 con 4 reti (tutte su calcio di rigore). Ora Baresi è lontano dal campo, vive la vita con la moglie Maura e i figli. Per chi ha vissuto la sua passione sportiva  nel periodo di Kaiser Franz (soprannome dovuto all’eredità affibbiatagli dai tifosi per le caratteristiche comuni con il grande Beckenbauer), ci sarà sempre un posto d’onore per lui nei ricordi di quegli anni in cui usciva palla al piede incendiando lo stadio e tutti cantavano a squarciagola “ Franco Baresi c’è solo un Franco Baresi …Il capitano , c’è solo il capitano”.
Enrico Bonifazi

dnamilan.com

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